Cari ragazzi della Panka,
qui (ma anche ovunque) il tempo vola, e non sono riuscita a dedicarvi prima un momento per riuscire a scrivervi una qualche mia riflessione.
L’ultimo incontro che abbiamo fatto mi ha fatto pensare a tante cose, come d’altronde hanno fatto tutti i nostri incontri!
Mi è piaciuta molto la disponibilità con qui vi siete raccontati, parlandoci delle vostre esperienze, rispondendo alle nostre insistenti e molto personali domande, aprendo la vostra vita al nostro sguardo scrutatore, curioso di riuscire a leggere nella vostra mente per capire cose che la società ci vieta di conoscere e ci impedisce di pensare: il contatto con la droga, cosa vi ha portato a provarla, di cosa vi ha poi privato questa pericolosa compagna.
Spero non abbiate preso come segnale negativo la costruzione del cartellone: sembra un metodo infantile, ma era per permettere a tutti di partecipare, anche chi non ha abbastanza coraggio per esporsi e parlare, ma che non meno degli altri che intervengono prova il desiderio di farvi domande e di conoscervi meglio. Abbiamo poi deciso di sistemare le sedie in cerchio per rendere partecipi tutti, cercando di eliminare le barriere, materiali e non, che ci potevano separare, così da poter parlare più apertamente e senza sentirci lontani gli uni dagli altri.
L’unica cosa che mi dispiace è di non riuscire a collaborare di più con voi. Di potervi solo scrivere le mie impressioni, e a volte non trovando il tempo neanche per quello. A me, ma anche a tutta la mia classe, è dispiaciuto non poter renderci più utili, non avervi lasciato un qualche segno del nostro passaggio, in modo da aiutare la vostra iniziativa a crescere più forte.
Parlando per me, ho imparato molto da questa esperienza. Mi ha aiutato a vedere con una nuova luce il problema della droga, su cui ammetto avevo anch’io dei pregiudizi. E vedere tante valide persone che lottano per una causa maggiore, pronte a mettersi in gioco per far crescere ciò in cui credono, mi ha fatto tornare la fiducia nei miei ideali, nei miei sogni.
Grazie per quello che ci avete trasmesso.
A presto, Lara
P.S. Girando un po’ per il vostro blog, ho notato le canzoni (sempre stupende) di Ligabue.
Volevo dedicarvi la canzone “Radiofreccia”.












Maggio 5, 2008 alle 1:21 pm |
commovente Lara, il vostro cartellone è in un posto d’onore nel cuore (si scrive così? Se sbaglio ancora non posso più neanche farmi vedere) della sede, ciao
Maggio 5, 2008 alle 1:28 pm |
forse riesco a metterci anche radiofreccia. ci fosse qua mauro…
Maggio 5, 2008 alle 2:11 pm |
fatto!
Maggio 6, 2008 alle 8:23 am |
E’ bello leggere testimonianze come questa. Un abbraccio a Lara e a tutta la clesse.
Maggio 23, 2008 alle 11:30 pm |
Bello il filmato, bello il film, bella e veritiera la frase che dice il protagonista..”Non puoi sapere un cazzo della vita degli altri”..ma puoi sempre imparare qualcosa da loro..e io da voi qualcosa ho imparato..
un abbraccio
Lara