Non è sempre facile…

marzo 31, 2011

Si consuma l’ennesima giornata da 34 persone oggi, l’ennesima giornata con tante battaglie da combattere, micro scontri che fanno parte del lavoro. Essere operatore in un luogo che si distanzia dalla strada per il fatto di avere un indirizzo, 4 mura ed alcune regole non è sempre facile. E non tanto per la stanchezza del fine giornata, ma è complicato per la difficoltà di riuscire ad essere utile, mezzo, opportunità, possibilità, approdo, lancio, speranza, freno, limite, padre, madre, fratello, poliziotto, confidente, sfogo, abbraccio, ed anche se stesso. Lavorare in luoghi straordinari come questo, necessita di una straordinaria capacità di ri-inventarsi, straordinaria resistenza allo sforzo prolungato, straordinaria capacità di cogliere la fortuna straordinaria di essere qui. Insomma, tutto è straordinario, nel bene e nel male, o lo sai sopportare o non servi; ecco perché non è sempre facile essere operatore in sede dei Ragazzi della Panchina. Io posso servire in questa lotta tra l’equilibrio ed il crollo? Se me lo chiedessi non resisterei in questo lavoro per più di un giorno, se pensassi di non esserlo non resisterei per più di mezza giornata e se non fossi certo di esserlo non resisterei per più di un’ora.

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LDP 01/2011

marzo 30, 2011

Il nuovo numero 01/2011 di LDP è in distribuzione. Lo troverete in giro per la citta e nella nostra sede, opure potete sfogliarlo on.line cliccando sul banner in alto a destra.

Buona lettura


Serata 12 Maggio

marzo 30, 2011

PORDENONE

Pordenone, 12 Maggio 2011

12 MAGGIO

GIORNATA INTERNAZIONALE

DELL’INFERMIERE

DIPENDENZE E TERRITORIO

“ Spunti di riflessione e

conoscenza”

Auditorium “Don Bosco”

Pordenone

dalle ore 20.00

Certo che avere a che fare con ragazzi portatori sani e non di dipendenze varie, è un lavoro per cui bisogna proprio essere tagliati, altrimenti fare l’infermiere che opera nelle dipendenze è un impegno che diventa un calvario e per gli operatori e per gli utenti stessi. Difficile perché bisogna navigare a vista, in quanto il mondo della dipendenza non è mai uguale a se stesso, ogni caso è un caso a se, non esistono sicuri giusti “protocolli di approccio”. È un mondo di sabbie mobili in cui è difficile trovare punti d’appoggio, e nel tempo la professione è andata via via modificandosi diventando sempre più complicata. ora La figura classica dell’infermiere oltre al delicato rapporto con l’utente, ha mansioni di intesa e collaborazione anche con i familiari ed il contesto sociale in generale. Una figura difficile da delineare anche professionalmente, si perché un mestiere così di ruolo ancora oggi non è ben inquadrato e accompagnato da una formazione specifica. Diciamo che gli operatori si sono auto inquadrati da soli in base alle capacità attitudinali e alle esperienze maturate sul campo.

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Martedì 29 Marzo

marzo 29, 2011

Si è fatto gruppo (in termine tecnico) cioè riunione per capirci, con il Dott. Zamai e tutti noi della Panka, operatori e ragazzi. Le fila della gente che frequenta la sede, come detto ieri, è cambiata di molto e quindi risulta importante ri-disegnare il percorso, il tragitto e lo si deve necessariamente fare insieme a tutti, perché tutti devono assere in qualche misura artefici e depositari delle cose che si scelgono di fare e di non fare in sede. Si apre un percorso nuovo, credo fisiologico negli anni, con tutti i problemi e gli errori, con tutti i miglioramenti necessari ma anche con tutte le potenzialità delle cose che avanzano nuove. Si è parlato quindi della sede, del percorso storico e degli spazi verso cui tendere, delle difficoltà varie nel mantenere vivo di anno in anno un luogo così particolare, degli sforzi visibili e di quelli invisibili, che paradossalmente sono più importanti dei primi, e di come una realtà come quella della Panka sia ormai da inserire in un’ottica di complessità d’azione, perché funzionante su più livelli di relazione e quindi di obiettivi raggiungibili. Si è parlato e discusso, si è fatta terapia, che non sempre per essere utile deve essere farmacologica, ma anche le parole modificano il fisico e soprattutto il cervello.


DECALOGO 10

marzo 29, 2011

La storia dei Ragazzi della panchina è fatta di tante singole storie, ognuna delle quali è speciale. L’incontro tra la prima e le altre ha contribuito ad arricchirle vicendevolmente, e chiunque sia o sia stato parte del gruppo, anche per brevi periodi, ha comunque messo un tassello prezioso per la prosecuzione della storia, personale e collettiva. Chi si è impegnato e si è esposto in prima persona lo ha fatto perché ci fosse una ricaduta benefi ca per tutti e di questo deve andare orgoglioso. Ed è straordinario poter dire che quello che per molti sembrava un fi nale già scritto in realtà era solo la fi ne di un capitolo, uno dei tanti. Perché la storia continua.

“Se io guardo la mia storia, il gruppo, la sede, le iniziative che abbiamo fatto, tutto questo ha contribuito molto a farmi uscire dall’isolamento perché io dentro di me le avevo queste cose, queste idee ma non avevo più la forza per farle uscire e se provavo scivolavo. Il gruppo mi ha permesso di conoscere nuove persone, di allacciare nuovi rapporti con “non-consumatori” e nei primi periodi hai sempre timore, ti trascini dentro tutti gli anni di storie e l’etichetta, anche se non vuoi, lavora. Piano piano poi le cose cambiano e tu cambi le cose, trovi gli strumenti adatti per cambiarle. Ci vuole una maggiore fi ducia che signifi ca che ognuno, ogni persona ha molti problemi col proprio io da risolvere e per farlo dovrebbe mettersi sullo stesso piano degli altri, sentirsi appartenente ad un unico piano umano.”

 


Poche parole, ma tante gambe!

marzo 28, 2011

Buon pomeriggio a tutti ed a tutte!! Speriamo di riuscire ad essere costanti come lo si era fino a qualche mese fa nello scrivere giornalmente gli avvenimenti che accadono in sede, le attività esterne, le relazioni con la città. In queste ultime settimane siamo stati latitanti per una motivazione molto bella di per se, cioè il numero elevatissimo di presenze giornaliere in sede. Mediamente siamo sulle 25 presenze al giorno, martedì scorso eravamo in 36 per dare un’idea… Stiamo raccogliendo i frutti di un lavoro che è iniziato a settembre a che sta continuando a pieno regime tutt’oggi verso un domani si spera sempre migliore e maggiormente incisivo. Questo lavoro passa attraverso l’unità di strada che portiamo avanti io e Chiara le mattine, presenti al Ser.T e nei diversi luoghi di aggregazione dei ragazzi in strada; passa attraverso una maggiore collaborazione con la Coop Itaca che ci dà supporto logistico, tecnico-amministrativo ed ovviamente umano per poter affrontare al meglio le sfide che ci si stanno prospettando; passa attraverso una sinergia sempre maggiore con il Ser.T per poter essere meno dispersivi e poter programmare gli interventi con i ragazzi in maniera mirata, utile per loro, che abbia un ritorno in termini di salute fisica e sociale elevata. Insomma, ci si impegna il più possibile per portare avanti con intelligenza tutto questo e, come detto, per stare con tutti i ragazzi e le ragazze che nel pomeriggio confidano in un posto accogliente, professionale ed umano. E’ una bella sfida, anche perché la quasi totalità dei ragazzi che arrivano in sede ogni pomeriggio sono nuovi, nel senso che non hanno messo mai o quasi mai piede in sede. Questo implica che c’è da ricreare un percorso nuovo, ci sono da riconcordare le regole ed i modi di vivere la sede, c’è da pensare ad un gruppo con obiettivi nuovi, con orizzonti da raggiungere altri, oltre. Queste le motivazioni per le quali siamo stati latitanti, non perché ci si è fermati ma per l’esatto contrario… poche parole, ma tante gambe!


Meduna Oggi

marzo 26, 2011

Edizione Straordinaria

La Meduna si presenta al via della nuova stagione in una strabiliante vesteee, prendete la vostra copia di MEDUNA OGGIIIIIIII.  È GRATIIISS

Gli strilloni hanno occupato gli angoli della città, la notizia è clamorosa: la Meduna dopo le piene di quest’anno si presenta in una veste che anche per i vecchi del mestiere del medunaro, è praticamente una first time. Oltre a come potete vedere le solite ramaglie anche se questa volta in quantità industriale, le piene passate, come ai tempi del grande Nilo del grande Egitto, hanno lasciato dietro di loro uno strato limaccioso che ha coperto tutto quello su cui l’acqua è passata. Solo che per noi, per il grandissimissimo Meduna (qui forse c’è un po’ di campanilismo) non è una manna che trasforma la brullura desertica in fertile e succosa terra, ma bensì in una fregatura. Perché qui al grandissimissimo si è depositato uno strato limaccioso si, ma argilloso, che bagnato diventa una poltiglia immonda che ti si attacca alle scarpe fino a trasformarle in zamponi, e asciugando diventa sabbia finissima. Leggi il seguito di questo post »