I mostri sono necessari agli eroi

Gli SBANDATI, così importanti a Pordenone da reggere metà del palinsesto giornalistico locale della scorsa estate, e così mai domi da finire anche in cronaca qualche mese fa per le loro gesta, restano tristemente silenziosi alla cronaca cittadina quando le loro attività si tingono di positività, di propositività, di attenzione verso il prossimo. Accade che l’associazione I Ragazzi della Panchina e quindi quelli che ne fanno parte, che il Comune di Pordenone, la Coop. Soc. Itaca e l’Operativa di Strada si attivino all’interno di un progetto in piedi da quasi un anno, per fare in modo che la cittadinanza diventi protagonista di un cambiamento. Molti dei ragazzi che vivono la strada come casa loro, anche perché in effetti è l’unica casa che hanno, si sono insediati nel parchetto pubblico di via Rotate, subito dopo la sede dei Ragazzi della Panchina in viale Grigoletti, nelle ore pomeridiane per stare assieme e continuare a condividere la giornata. Ovvio che questa aggregazione, non proprio silenziosa e discreta, abbia portato alle coscienze dei residenti della zona un senso di paura, di rabbia, fastidio e quant’altro. Sentimenti sicuramente incontestabili, timori che avrebbero colto chiunque si fosse ritrovato di punto in bianco a condividere uno spazio con persone tossiche, con i mostri, con gli sbandati. Per chi invece condivide la quotidianità con tutte queste persone e conosce benissimo il valore dell’essere uomini prima ancora che etichette e pregiudizi, è arrivato lo stimolo che sottende all’opportunità.

 Opportunità di iniziare un percorso dove luogo diventa condivisione, dove spazio diventa pluri-utizzo, dove conoscenza diventa consapevolezza, dove la tensione sociale diventa forza propulsiva verso il meglio, se canalizzata. Ecco, siamo diventati canale, mezzo, convoglio, ponte, tra cittadini e sbandati. Accade che una residente del quartiere, invece di chiamare le forze del’ordine, chiami il Dott. Zamai, dottore del Ser.T di Pordenone e referente tra il Dipartimento alle Dipendenze e l’Ass. I Ragazzi della Panchina, per portare anche a voce di altri residenti del quartiere le dovute rimostranze. Accade che  quella telefonata, frutto di mesi di lavoro silenzioso nel territorio, apra la porta alla fine dell’attesa, dalla maturazione di un pensiero, apre all’opportunità. Da quella telefonata di fine giugno ad oggi, si sono realizzati incontri programmatici con i poliziotti di quartiere, un incontro in plenaria con 18 residenti della zona in sede di Viale Grigoletti, diversi incontri con i singoli residenti in situazioni formali ed informali, si è organizzato un incontro al parco per un rinfresco con tre mamme e cinque bambini ed una decina di ragazzi dell’Associazione, si sia organizzato una festa di compleanno al parco lunedì 22, per una bambina che compiva 5 anni, alla quale festa erano presenti 10 genitori ed una quindicina di bambini dai 4 ai 9 anni e noi che nel pomeriggio abbiamo addobbato il parco stesso ed alla fine dei festeggiamenti abbiamo ripulito tutto. Non sono cambiate le persone fisiche, sono gli stessi SBANDATI di sempre, ma sono cambiate le prerogative, sono cambiate le informazioni, sono cambiate le percezioni, sono cambiati i luoghi, è cambiato il contesto e di conseguenza le persone, dentro. Per settembre sono in cantiere altri incontri con i residenti, si spera sempre in numero maggiore, c’è uno sforzo da parte del Comune di Pordenone enorme per poter proseguire nel progetto, c’è un interesse attivo da parte del Dipartimento alla Dipendenze all’interno di questi incontri, ci sono gli operatori impegnati tutti i giorni in strada, in sede, nelle piazze e nei parchi affinché si possano trovare linguaggi nuovi, interazioni positive, un futuro di crescita e di cambiamento dove tutti si possano sentire protagonisti, TUTTI. Non nascondiamoci, siamo a raccontare di un momento di alto livello, di risultati esaltanti, ma senza perdere il dato di realtà. Non è stato risolto un bel nulla, accadranno sicuramente momenti nei quali tutto questo lavoro sembrerà svanire, sembrerà essere valso a nulla, sembrerà di tornare indietro e sicuramente gli SBANDATI torneranno a riempire le cronache dei giornali locali ma dico… i giornalisti, invece di aspettare di ricevere le notizie dalle forze dell’ordine, invece di telefonare in questura per riempire di titoli roboanti le prime pagine, non potrebbero fare un paio di telefonate o un paio di visite anche in quei posti dove scorrono notizie di riscatti, di rivincite personali e collettive, di cambiamento vero? Si sa che il meglio, a raccontarlo, costa fatica e non rende più comoda la poltrona, ma forse la verità, sta nella consapevolezza che i mostri sono necessari agli eroi.

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5 Responses to I mostri sono necessari agli eroi

  1. Anna Dazzan ha detto:

    grazie, brav*, siamo tutt* sbandat*.
    Anna

  2. franca ha detto:

    Condivido parola per parola… è bellissimo quello che è successo, è una cosa straordinaria. E’ questa la strada.
    Un abbraccio a tutti voi!

  3. franca ha detto:

    Un saluto a tutti, da Ruislip (Londra) dove ora abito.
    Salutatemi particolarmente Zamai, che non ho potuto salutare di persona perchè in quei giorni era in ferie.
    Ciao Ragazzi!

  4. Manu ha detto:

    ma Franca cosa scopro così come una doccia fredda! Non sapevo nulla di questa tua nuova avventura. Buona fortuna e un grande abbraccio! Comunque già mi manchi..

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