Aspettando Pordenonelegge 2011…

Una volta l’Argentina di Andrés Neuman – Edizioni Ponte alle Grazie 2011

 

Andrés Neuman nasce a Buenos Aires nel 1977, città che lascerà quattordici anni dopo insieme alla sua famiglia per raggiungere la Spagna. Questo libro è stato scritto dall’autore nel 2003 ma è stato edito in Italia solo ora, dopo il successo della sua opera precedente Il viaggiatore del secolo (2010), sempre per Ponte alle Grazie.

Per chi ha amato autori sudamericani, come il sottoscritto, in particolar modo mi riferisco a Gabriel garcia Marquez con Cent’anni di solitudine, oppure Isabel Allende con La casa degli spiriti, non rimarrà deluso da questo romanzo che l’autore porge in maniera divertita, acuta e nostalgica verso chi lo legge. L’amore di chi vi scrive verso la terra natia del giovane scrittore ha facilitato la lettura di questo libro, ritrovando i luoghi ed alcune memorie ascoltate durante due viaggi in Argentina ed appassionandomi di conseguenza alle vicende che vi sono state narrate.

Attraverso una biografia personale, della sua famiglia e dei numerosi rami di antenati, Neuman riscrive la storia lungo un secolo del paese sudamericano, sempre in bilico tra bellezza e tragedie, simbolo delle migrazioni europee del secolo scorso. E’ grazie ad una lettera di nonna Blanca che l’autore ha iniziato questo lungo viaggio a ritroso nel tempo, ricostruendo, a volte realmente e a volte in maniera fantastica, la vita dei suoi numerosi antenati. A partire dai capostipiti: il russo Jacobo, soldato degli zar e scappato in Sudamerica, dove sposerà una lituana che mai imparerà lo spagnolo e Renè, che, insieme alla moglie Louise Blanche, emigrò in Argentina a causa delle sue eresie nei confronti del clero francese.

Tra le pagine del racconto trovano spazio i bisnonni socialisti o ebrei poco osservanti, prozii continuamente nei guai finanziari, tanto che uno di loro verrà ritrovato morto nel bagagliaio di un’auto. Ma è la passione per la musica che per lo più lega due generazioni della sua famiglia: la madre di Neuman, figlia di un maestro di violino di fede marxista e di una donna che abbandonò gli studi per dedicarsi al teatro, conobbe il marito (musicista anch’egli) grazie alla passione in comune.

Ed è forse la figura materna quella che maggiormente catalizza nella sua vita alcuni dei momenti più significativi della storia argentina. Musicista professionista dell’Orchestra Filarmonica di Buenos Aires, il 20 giugno del 1973, giorno della Bandiera, deve suonare ad Ezeiza, un quartiere della provincia, in occasione del ritorno di Juan Domingo Peron dall’esilio spagnolo. Quel giorno arrivarono centinaia di migliaia di persone da tutto il paese, ma, ancor prima del suo arrivo, iniziò quello che tutti conoscono come il massacro di Ezeiza, dove migliaia di seguaci di Peron vennero massacrati dai cecchini appostati dallo stesso generale sul palco dove avrebbe dovuto intervenire. La sua attività sindacale la espose pericolosamente durante la dittatura del generale Onganìa, così come dopo il golpe militare di Videla nel 1976, girare con un violino sotto braccio veniva considerato un atteggiamento quasi sovversivo dalle squadracce paramilitari che nelle notti argentine hanno cancellato un’intera generazione di giovani militanti ed innocenti. La guerra sporca, che la giunta militare aveva inaugurato contro il pericolo bolscevico, colpì anche la sua famiglia: due zii di Neuman, che avevano una libreria in Calle Corrientes, furono rapiti da una pattuglia di repressori, mentre un’altra coppia di prozii dovette abbandonare il paese per il Brasile.

Anche il padre, che ai tempi della Rivoluzione argentina del Generale Ongania era studente presso il Colegio Nacional di Buenos Aires, fu vittima della rappresaglia che i militari instaurarono contro le istituzioni del “sapere”, ree di fomentare ideologie destabilizzanti per il paese, meglio conosciuta come “la notte dei bastoni”, assaggiò i manganelli delle forze dell’ordine.

Anche con il ritorno alla democrazia, salutata dalla famiglia in Plaza de Mayo insieme ad una folla oceanica, non passò molto che le le disgrazie ricominciarono a segnare l’intero paese e la sua famiglia. Il tentativo di fare giustizia ai criminali dell’ultima dittatura, svanì con le leggi d’indulto che rimisero in libertà i protagonisti di quei crimini. Durante il governo Meném, un gruppo di militari, meglio conosciuti come carapintadas, organizzò un golpe, fortunatamente sventato in poche ore, del quale lo stesso autore porta un ricordo di bambino che assisteva come in un gioco il volo radente degli aerei ed i carro armati nelle strade guidati dai rivoltosi. Le fallimentari politiche ultra liberiste dell’era menemista portarono il paese in svendita alla miglior offerta delle multinazionali, arrivando in pochi anni alla bancarotta del paese. E’ in quel momento che la famiglia Neuman decide di abbandonare il paese, vendendo tutto ciò che di più caro aveva, per raggiungere la Spagna: un destino che accomuna milioni di argentini e che l’autore descrive in maniera angosciosa nell’ultima parte del racconto.

L’incontro con l’autore a Pordenonelegge si terrà sabato 17 settembre alle ore 16:30 presso il Ridotto del Teatro Verdi.

Il programma completo della manifestazione lo trovate qui:  http://www.pordenonelegge.it/

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