Non bombe ma solo caramelle

Cronaca di un viaggio di solidarietà internazionale in Serbia

Questo è il nome che ha scelto questa ONLUS di Trieste, raccogliendo l’appello dei bambini serbi, vittime dei bombardamenti della NATO nel 1999 contro il loro Paese. Associazione che fa parte di una rete di organismi che dall’Italia si occupano di solidarietà internazionale con il popolo serbo, in particolare con la città di Kragujevac, città industriale del sud della Serbia, famosa per lo stabilimento automobilistico della Zastava, che ha subito pesanti bombardamenti da parte dell’alleanza occidentale.

Da allora, mentre i governi e, purtroppo anche l’opinione pubblica, erano d’accordo sull’ennesima guerra contro un popolo già martoriato dai conflitti e dalla disgregazione della Federazione jugoslava, una piccola minoranza di persone, oltre a contestare gli orrori bellici, si è mobilitata per un aiuto concreto alle popolazioni colpite.

A Trieste un gruppo di persone che fanno capo al Professor Gilberto Vlaic, inizia una campagna di affidi a distanza per i figli degli operai dello stabilimento della Zastava, grazie soprattutto alla collaborazione del sindacato locale Samostalni, il principale rappresentante dei lavoratori della città.

Considerando gli effetti della dissoluzione della Jugoslavia prima e dei bombardamenti del 1999 poi, il ruolo del sindacato è sì quello della tutela dei diritti nel luogo di lavoro, ma anche quello di garantire la dignità delle famiglie di coloro che si trovano senza lavoro, specie dal momento in cui, dall’acquisto da parte della FIAT, molti operai della Zastava sono rimasti disoccupati o in cassa integrazione. E’ insieme allo Samostalni che le organizzazioni italiane, soprattutto da Bari, Brescia, Bologna, Torino e Trieste, oramai da più di dieci anni collaborano in progetti sociali nel territorio serbo, all’appoggio ai lavoratori e soprattutto nel rifiuto di ogni conflitto.

E’ da queste basi che ho deciso di partire con la delegazione triestina e bolognese alla volta di Kragujevac, dopo sei anni dalla mia prima visita in Serbia. Una ragione motivata anche dalla mia coscienza pacifista e di amicizia verso i popoli che subiscono ingiustizie. Partiti da Trieste il mattino presto, attraversiamo i vasti territori dei paesi che una volta facevano parte della Jugoslavia, arrivando a Kragujevac in tempi record, visto il traffico quasi inesistente. Veniamo subito accolti con felicità ed emozione dagli amici del sindacato presso la loro sede, dove, tra un caffè turco e l’altro, vengono preparate le buste degli affidi per le famiglie, la cui distribuzione avverrà sabato. Il nostro alloggio è l’Hotel Kragujevac, l’unica grande struttura alberghiera della città, che profuma ancora d’epoca socialista e che ospita le delegazioni internazionali ed istituzionali che parteciperanno alla commemorazione dell’eccidio nazista del 21 ottobre 1943, quando migliaia di studenti del più antico liceo del Paese, vennero sterminati per rappresaglia. Da allora, ogni anno, viene celebrato quest’eccidio presso il monumento delle ali spezzate, dove confluiscono migliaia di scolaresche da tutta la regione.

Ma andiamo con ordine: il primo giorno è dedicato alle visite dove le associazioni operano per progetti sociali. Il mattino presto siamo ospiti della piccola scuola nel campo profughi di Trmbas, un luogo che ai tempi del socialismo di Tito era stato costruito per le vacanze dei bambini, sulle colline intorno alla città. Qui, in fuga dai territori serbi in Kosovo, le popolazioni perseguitate dall’odio etnico, hanno trovato “rifugio” nella povertà più feroce, senz’acqua e senza luce, senza un lavoro. Le organizzazioni italiane, grazie anche alla volontà del Comune della città, hanno sistemato una piccola scuola, un gioiello per la comunità, che rappresenta una speranza per i molti bambini che la frequentano. Tra l’emozione e la gioia generali, tra i saluti istituzionali ed i canti dei piccoli alunni, c’è anche lo spazio per visitare le case dei profughi, che vivono in situazioni d’igiene precarie ma con una dignità degna di un popolo fiero come il loro.

Salutati da amici, con i bambini che rincorrono il nostro furgone, torniamo in città per visitare il fiore all’occhiello dei progetti nati dalla solidarietà italo-serba: il centro diurno per ragazzi down e con ritardo mentale, che ci accolgono festosamente e che incontreremo nuovamente il giorno seguente all’inaugurazione della mostra sui crimini fascisti nell’ex Jugoslavia, curata dall’Istituto Gasparini di Gradisca d’Isonzo, presso il Ginnasio di Kragujevac.

Tra i luoghi che visitiamo in delegazione c’è anche l’Associazione Malati di Sclerosi Multipla, dove lavorano molti giovani, anche come volontari. Il calore e l’amicizia che respiriamo tra la gente impegnata in questo sodalizio sono fortissime, tanto che, nonostante il ritardo con cui siamo arrivati, non vogliamo proprio andarcene via. Li salutiamo con la promessa di tornare molto presto e di continuare nella collaborazione tra le varie organizzazioni italiane.

Il sabato, ultimo giorno di permanenza in terra serba, è dedicato al momento più intenso, quello della distribuzione degli affidi alle famiglie, che, numerose attendono pazientemente di essere chiamate per ricevere la busta ed il sorriso di noi delegati. Emozionante è l’abbraccio e le poche parole scambiati tra gli affidatari e le famiglie serbe, i sorrisi dei bambini e dei ragazzi che durante i bombardamenti avevano l’età che loro hanno oggi, l’orgoglio di alcune madri che hanno cresciuto da sole i loro piccoli, di uomini che hanno perso il lavoro ma non la dignità e la speranza di un altro mondo possibile.

Tutto questo è stato il mio viaggio e quello di alcune persone che contribuiscono da qui all’aiuto a chi è stato colpito dalle bombe “intelligenti” di una guerra che qualcuno ha definito “umanitaria”, perché in verità siamo noi che si sentiamo in debito con questo popolo. La solidarietà tra lavoratori in ripudio alla guerra, ad ogni tipo di oppressione ed ingiustizia sono i valori che accompagnano il lavoro di questa associazione, seppur piccola, il cui progetto, diretto e trasparente, la rende diversa dai grandi organismi di solidarietà, che spesso non danno la possibilità di verificare direttamente il contributo dato a favore delle popolazioni sostenute. Un merito questo al lavoro di tanti volontari e contribuenti del nostro Paese, che a mio avviso, rappresentano la parte buona della nostra società.

 Per saperne di più: https://www.facebook.com/update_security_info.php?wizard=1#!/nonbombemasolocaramelle

Fabio Passador

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3 Responses to Non bombe ma solo caramelle

  1. franca ha detto:

    Ho letto con interesse e partecipazione quanto hai scritto e ho messo la pagina che hai linkato sulla mia pagina di facebook.
    Buon proseguimento!

  2. Stefano ha detto:

    Bravo ragazzo, bel post su una gran esperienza da conservare!

  3. pensareconipiedi ha detto:

    Grazie mille! L’esperienza è ra quelle che ti rimangono dentro e alle quali non si rimane indifferenti. I miei viaggi sono sempre così. Grazie Franca per il piccolo ma significativo gesto che hai fatto, anche per e soprattutto per questa gente!

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