Sono venuto per servire. Di Don Andrea Gallo e Loris Mazzetti, Aliberti editore 2010

Loris Mazzetti, regista e giornalista, è capostruttura di Rai Tre, ha realizzato con Enzo Biagi Il Fatto e con Fabio Fazio Che tempo che fa, in questo libro racconta del prete “scomodo” Andrea Gallo, in una conversazione amichevole, dove il fondatore della comunità di San Benedetto al Porto, dalla sua infanzia, alla sua scelta di stare con gli “ultimi”.

Mentre si leggono le righe di questa intervista la considerazione che mi sono fatto è la stessa sulla quale riflette lo stesso autore “peccato che Don sia un prete, se fosse un politico, avremmo trovato il nostro il leader” ma lui, probabilmente con il suo immancabile sigaro tra le labbra risponderebbe serenamente “io ho solo seguito solo le impronte lasciate da altri”.

Apostrofato in ogni modo: chierico rosso, prete comunista, protettore dei tossici, Don Andrea Gallo non si scalfisce, anzi, ci tiene precisare che lui è anche amico delle prostitute, dei deviati, dei migranti, insomma di tutti coloro che stanno ai margini della società. Questo è il suo impegno alla Comunità di San Benedetto al Porto, dove, racconta, lavora di notte, perché solo in quelle ore gli ultimi sono ben visibili, mentre durante il giorno si mimetizzano. C’è l’osteria A’Lanterna, dove lavorano i ragazzi che lui ha aiutato ad uscire dal tunnel della droga e che lo circondano ogni qualvolta entra per salutarli.

A quindici anni, come volontario, entra nella Marina “perché ho sempre amato il porto”, ci dice, considerando che il porto è il luogo che accoglie chiunque. Era il 1943, in piena Seconda Guerra Mondiale, l’anno in cui scoppiò l’8 settembre e suo fratello Bernardo era tenente dei pionieri in partenza per il fronte russo, il cui reparto fu trasferito a Milano dopo i bombardamenti per ripulire le macerie. Con la caduta di Mussolini entra a far parte della Resistenza, convincendo anche il giovane Andrea a prendere coscienza, visto che fino ad allora non conosceva le parole “democrazia” e “Liberazione”. Ed è proprio da lì che nasce l’uomo che noi tutti conosciamo, nome di battaglia “Nan”, diminutivo di Nasan, che in genovese significa nasone. Il suo ricordo dopo la Liberazione va al momento delle prime elezioni libere, quelle in cui anche le donne votarono per la prima volta, come sua madre e le sue zie.

La sua famiglia era povera, il padre era analfabeta, reduce della Grande Guerra e faceva il ferroviere, ma insegnò tanto ad Andrea. Cresciuto in una famiglia profondamente cattolica ma non bigotta, la madre gli ricordava sempre la figura di don Giovanni Bosco, colui che stava con i poveri ed i contadini, segnando così quel percorso di impegno civile e di fede. Ma l’esperienza che cambierà per sempre il prete di Genova è sicuramente la sua missione in Brasile, dal quale decide di tornare quando capisce che la chiesa locale è complice della dittatura dei militari. Riprende gli studi universitari ad Ivrea, dove incontra l’attuale segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone. Ricorda di come i suoi contrasti durante le lezioni o della festa del Primo maggio che organizzò con un foulard rosso al collo e di come, spesso, finiva convocato dal rettore.

E poi il suo ritorno a Genova, non senza problemi, dopo aver prestato opera in un carcere. E’ così che nasce il Don Gallo che ora noi conosciamo: quello schierato a favore della legalizzazione delle droghe leggere, colui che lotta per i diritti dei migranti e dei transessuali, il prete che condanna l’accanimento terapeutico sui malati terminali e che marcia insieme al popolo antiglobalizzazione durante i tragici giorni di Genova nel 2001. Il prete che difende i valori della democrazia, che si definisce senza paura di retorica, ancora antifascista, uno dei pochi amici di Fabrizio De André, che ha incontrato nella sua vita tutte e tutti coloro che lottano contro le ingiustizie e ha dato loro una voce.

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One Response to Sono venuto per servire. Di Don Andrea Gallo e Loris Mazzetti, Aliberti editore 2010

  1. franca ha detto:

    Ho piacere che abbiate “incontrato” questa grande persona, di cui ho riportato alcune frasi proprio nell’articolo che uscirà sul prossimo numero di LdP.
    Che sintonia!

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