Per quanto tempo ancora?

Nulla di fatto nemmeno oggi sui giornali a quanto pare ed allora, in attesa che prima o poi (o anche mai) esca l’articolo sul Gazzettino, vi descrivo un po’ di cosa si tratta. Martedì scorso, il 28 Febbraio tanto per capirci, siamo stati al parcheggio di via Montereale assieme ai ragazzi che per varie motivazioni, la principale delle quali è l’assunzione della terapia al vicino ambulatorio del Ser.T, sostano in quell’area per larga parte della mattinata. Fin qui nulla di nuovo, visto che come Associazione quasi ogni giorno passiamo delle ore assieme a loro, in particolar modo adesso che non c’è più la sede. La novità è stata quella che assieme a tutti noi è venuta una giornalista del Gazzettino.

L’intento era quello di fare una sorta di intervista, collettiva, riguardante il tema della mancanza della sede e delle conseguenze che questa cosa ha sviluppato su e per  tutte quelle persone che la frequentavano a vario titolo. Chiaramente il focus riguardava quei ragazzi in conclamato stato di disagio e che appunto si ritrovano al parcheggio la mattina ed in città nel pomeriggio. Risulta quasi impossibile fare lo stesso tipo di intervista con tutte quelle persone, 100 circa, che usufruivano della sede ma senza essere in carico ad alcun servizio. Alle ore 11 ci siamo quindi incontrati e per circa mezz’ora di è sviluppata l’intervista, che in realtà è stata più simile ad un dibattito, uno scambio di vedute tra i ragazzi e la giornalista che appuntava le considerazioni che si di volta in volta si articolavano. Ne è nato un momento convivale sereno, all’interno del quale i ragazzi non si sono lanciati in rivendicazioni ottuse, ma semplicemente hanno verbalizzato le difficoltà che ora vivono rispetto a quelle che, con la presenza di una sede, riuscivano ad affrontare ed in una certa misura a superare. Dare nell’occhio e sentirsi giudicati, essere visti solo come emarginati e non come persone capaci di divenire utili, mancanza di senso d’appartenenza, mancanza di un luogo dove lavarsi gli indumenti, farsi una doccia, bere un caffè con un biscotto, dialogare in forme costruttive, semplicemente prendere un respiro ed un momento di pausa rispetto alle difficoltà che ogni giorno sono costretti ad affrontare. Tendenzialmente questi i temi toccati, ma tutti legati da un’invisibile filo che sottende alla domanda: “per quanto tempo ancora si dovrà aspettare?” ed inoltre “per quanto tempo ancora si riuscirà ad aspettare?” Domande alle quali nemmeno noi dell’Associazione, ad oggi, siamo in grado di rispondere, perché ci sentiamo sempre di più oggetto e non soggetto di meccanismi pubblici (ASS6 e Comune) titanici, laboriosi, lacunosi, imprevedibili.

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One Response to Per quanto tempo ancora?

  1. Fabio ha detto:

    Ma nel Messagero è uscito, spero!?

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