Siamo in corsa

Sono passati diversi giorni dall’ultimo post, quasi due settimane in realtà. Nel frattempo non è che ci è fermati anzi, non è che non ci fosse stato nulla da scrivere, solo che la mancanza di una sede paradossalmente dilata il tempo dell’ogni giorno, e non il contrario, come sarebbe lecito aspettarsi. La dispersione della quotidianità, lo stare con i ragazzi o cercarli a volte, in città, rende tutto dispersivo, fumoso. Incontrare politici ed amministratori, o cercare di farlo sarebbe meglio dire, è un compito che a tratti ti fa sprofondare in derive schizofreniche. Accorgersi che piano piano, sotto i colpi imposti dalle mazzate del tempo senza fine, si stanno crepando le colonne che per anni hanno sostenuto l’edificazione di un tragitto così difficoltoso come quello costruito dai Ragazzi della Panchina, è un dolore che ti blocca. Nel frattempo abbiamo comunque partecipato ad innumerevoli incontri di equipe all’interno del Ser.T per discutere e decidere le azioni verso ragazzi in difficoltà. Abbiamo realizzato insieme al Dipartimento per le Dipendenze ed il C.A.I. una giornata di formazione inerentemente al progetto montagna, all’interno della struttura di arrampicata indoor a Treviso, tra le più grandi in Europa. Abbiamo partecipato alla giornata dedicata al progetto “C’era una Svolta…” con un nostro contributo narrativo riguardante il tema di come una comunità ed un territorio in crisi possono promuovere un cambiamento. Abbiamo partecipato a Bologna ad un tavolo nazionale rispetto al tema della “riduzione del danno”. Stiamo preparando un progetto regionale, per realizzare delle azioni interessanti sul territorio cittadino e gravare così il meno possibile sulle casse delle amministrazioni locali. Tutto questo nelle ultime due settimane!

Siamo attivi a 360°, ma la sensazione è che non basta, non basta mai. Non basta a noi  perché resta la sensazione che i ragazzi ci stiano sfuggendo di mano e perché abbiamo spesso idee da realizzare che non diventano concrete; non basta all’Azienda Sanitaria che continua a tergiversare pericolosamente per l’uscita del bando abbozzando mille contingenze e precisazioni che dopo 4 mesi cominciano ad essere quanto meno stucchevoli ed irritanti; non basta alla città che sta vivendo di rendita del lavoro svolto fino ad oggi, ma che appena si ripresenteranno motivi di lamentela sarà pronta a scagliarsi contro i ragazzi. E’ una battaglia, ne siamo sempre stati consapevoli, infinita, ma si poteva lecitamente sperare che dopo tante cose buone ed ottime realizzate, ci fosse un riconoscimento ed una attivazione amministrativa ben diversa. Ma siamo in corsa e non ci fermeremo.

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3 Responses to Siamo in corsa

  1. franca ha detto:

    E’ la vita, Stefano, è così per tutti; si fa quello che si può e poi si cerca di stare sereni. Quando si è dato, angosciarsi non giova a nulla. Se devi aiutare a risalire uno che è caduto nel pozzo, come puoi farlo se ci cadi dentro anche tu? Per aiutarlo, devi restarne fuori.
    Altrimenti va a finire che tra qualche anno sarai spompato e senza più energie, bruciato.
    Ti auguro con tutto il cuore che le cose si mettano a posto PRESTO, ma nel frattempo non dirti “la sensazione è che non basta, non basta mai”. Restare in questo stato d’animo ti fa solo male.
    In effetti mai basterà: le situazioni di guerra di violenza e di disagio ci sono sempre, dappertutto, ma appunto, si fa quello che si può, ben sapendo che non saremo certo noi a porre fine al male del mondo. Nemmeno Gino Strada ed Emergency hanno guarito tutti i feriti di guerra; hanno curato qualcuno, fin dove sono arrivati. Pensa a ciò che hai/avete fatto di buono: alle persone che sono state aiutate, a quell’idea grande e generosa che è stata seminata a Pordenone ed oltre – l’inclusione sociale possibile, era il titolo del nostro intervento a Genova nel 2000, ricordo – pensiero che ha dato numerosi frutti. Quando si seminano idee, cultura, convinzioni ed esperienze di vita, nulla va perduto. Quello che “si potrebbe fare” lascialo ai sogni oppure ai progetti.
    Il bene non si vede, non fa rumore, ma c’è. Molte persone sono cambiate grazie a voi. “Fa più rumore un albero che cade, che una foresta che cresce”.

    Un grande abbraccio!

    • stefanovenu ha detto:

      Ti concedo la ragione su tutta la linea cara Franca. Ma il problema, la proccupazione, è proprio questa: il rischio di rimanere bruciati da questo periodo di stallo (che si fa sempre più lungo) è un fatto reale. Perchè saper aspettare, affinare l’arte dell’attesa mentre si allenano, senza ansie, i muscoli per entrare in partita è mestiere delicato ma fruttuoso.. solo che ad oggi l’attesa è concomitante con un allenamento scarso o nullo! Questo fatto ti rende ansioso perchè non sei sicuro di essere pronto muscolarmente per entrare in campo al momento della chiamata. Si corre ho scritto, questo è un bene, ma per affrontare una corsa, ad oggi, parallela rispetto ai ragazzi, fatta di lungaggini spossanti, ritardi, incomprensioni, fatta di un passo avanti e due indietro, burocrazie. Non siamo in 1000 a lavorare per l’Associazione, per cui se ti tocca di concentrarti enormemente verso una parte del gioco non riesci a farlo a dovere per l’altra. E’ una preoccupazione ripeto, occuparsi prima, per evitare di non vedere il buono che si sta facendo comunque.
      Un abbraccio forte!

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