Un progetto, uno stile di vita

Un post per raccontare momenti belli, fruttuosi. Una giornata che è una tappa di un percorso intrapreso diversi mesi fa, che si protrarrà per diverso tempo ancora. Stiamo parlando della giornata di giovedì scorso, giovedì 22 Marzo, realizzata all’interno del progetto “Legati ma Liberi”. In altre occasioni precedenti all’interno del blog, si era parlato di questo progetto, che vede il Dipartimento per le Dipendenze di Pordenone, Ass. I Ragazzi della Panchina, C.A.I. di Sacile e Spilimbergo collaborare per portare adulti appassionati, ragazzi e ragazze con problematiche di uso ed abuso di sostanze, in montagna per arrampicare, ma soprattutto per fare un lavoro su se stessi. Le tappe di avvicinamento a questo risultato sono state molteplici e non semplici: Sensibilizzazione e disponibilità al progetto da parte dei C.A.I., individuazione e formazione di adulti significativi, aggancio ed adesione dei ragazzi. Giovedì si è realizzata una tappa intermedia importante, imparare le tecniche di base sull’arrampicata in parete.

Per farlo si è scelto di passare un’intera giornata all’interno della palestra per l’arrampicata a Treviso, in una delle palestre indoor più grandi d’Europa. Presenti all’appuntamento si sono contate 28 persone tra i responsabili del Dipartimento di Pordenone, dell’Associazione, C.A.I. di Sacile e ragazzi. Istruttore dell’intera sessione di lavoro Massimo. La partenza da Pordenone alle ore 8 circa, arrivo in palestra alle 9. L’ingresso in struttura ha lasciato tutti a bocca aperta, perché la maggioranza di noi non c’era mai stato e perché la quantità di metri di parete arrampicabile è davvero impressionante! Non so se avete presente le pareti di arrampicata indoor come sono fatte: muro tendenzialmente di colore marroncino-grigio, e una quantità apparentemente illimitata di appoggi colorati in base alle difficoltà di salita da affrontare.. tutto questo rende la visione globale affascinante, coloratissima, imponente.

Passati i primi minuti per orientarsi, si è passati alla distribuzione di imbragature e scarpette per l’arrampicata. Fin tanto che si è trattato delle imbragature nulla di problematico, ma al momento di indossare le scarpette sono volati improperi di ogni genere e grado! Le scarpette devono essere rigorosamente strettissime, un paio di numeri al di sotto della normale calzatura che ognuno è abituato a portare per cui, vi lascio immaginare le smorfie, gli sguardi smarriti, l’incredulità! Fortuna e coscienza vogliono che le scarpette si utilizzino solo nel momento di salire in parete e basta, il resto del tempo lo passi in ciabattine o scalzo per cui, con sospiri di sollievo generali si è continuata la giornata. Giochi di equilibrio, spiegazioni tecniche sui nodi da utilizzare, tecniche si imbrago e funzione delle sicure, accenni sulle posture da tenere mentre si sale in parete e poi… e poi coraggio, perché si sale, ci si arrampica!

Inizialmente con titubanza, poi con crescente consapevolezza uno alla volta si sono affrontate le pareti, dalle più facili fino a quelle più complicate sul finire della giornata. Ad un certo punto si è sperimentata la salita bendati! Tatto e consapevolezza dei propri mezzi, fiducia ed ascolto interiore, gli ingredienti di questa prova spettacolare!

Verso le 16, con una velocissima pausa alle 12.30 per sgranocchiare qualcosa, la giornata si è conclusa. Stanchi ma felici si è fatto rientro a Pordenone. Cosa portare a casa da questa giornata: innanzitutto la consapevolezza che per salire, ci vuole sforzo, tecnica, impegno, costanza e non solo per salire pareti. Consapevolezza che il gruppo è importante anche quando a salire si è tecnicamente da soli, perché senza il supporto adeguato, senza qualcuno che stia a tenerti la corda e che faccia da sicurezza per eventuali scivolate o cadute, senza i consigli, senza un confronto, da soli non si arriva da nessuna parte, non si scala nessuna vetta, non ci si spinge a migliorare, non si superano gli ostacoli. Consapevolezza che la libertà di poter ottenere risultati positivi per se stessi non passa attraverso la singolarità, il distacco dagli atri, ma attraverso legami forti, collaborazione, consapevolezza dell’esistenza e dell’importanza dell’altro, per caricarsi di quella fiducia indispensabile ad affrontare la quotidianità. “Legati ma Liberi” è un messaggio più che un titolo, è una speranza, un obiettivo meraviglioso verso il quale tendere.

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One Response to Un progetto, uno stile di vita

  1. franca ha detto:

    Accidenti quanto mi piacerebbe esserci…
    Grazie Stefano: riesci a trasmettere, oltre al fatto, anche lo stato d’animo. E il bellissimo messaggio!
    Belle anche le foto, rendono l’idea.
    😉

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