IN GIOCO DALLA PANKINA

OGGI VOGLIAMO REGALARE A TUTTI UNA PICCOLA PERLA!  Di seguito avrete modo di introdurvi all’interno di un viaggio composto da 20 tappe, da 20 appuntamenti, che tutti assieme compongono in forma breve e dinamica il percorso, l’idea, il pensiero, lo sviluppo dell’Associazione. La realizzazione di questa presentazione è nata in occasione della giornata intitolata “C’era una Svolta” organizzata dai Servizi Sociali di Pordenone in data mercoledì 21 Marzo all’interno del Deposito Giordani. In quella giornata si sono alternate diverse realtà locali ed italiane che a vario titolo e con diverse attività si occupano di sociale. Ognuna ha dato un suo contributo rispetto al tema “come una comunità ed un territorio in crisi, possono promuovere un cambiamento”. Il titolo del nostro intervento è stato “In gioco dalla Pankina. Attesa, fiducia, inserimento” e si è articolato attraverso 20 slide appunto, ognuna delle quali veniva commentata a voce. Nel blog, essendo un lavoro titanico introdurre le spiegazioni in forma orale, abbiamo inserito dopo ogni slide presentata il testo scritto delle descrizioni. Buona lettura e buon percorso attraverso l’esperienza de.. I RAGAZZI DELLA PANCHINA!

1)

2)

Dalla panchina si gioca, si è importanti, si fa parte comunque della squadra. Bisogna farsi trovare pronti durante l’attesa, saper aspettare continuando ad allenarsi, avere fiducia nel gioco, perché solo in questo modo ci sarà possibilità di entrare in campo, conquistare la partita e saperla giocare

3)

Il ’95 fu un anno nero a Pordenone ed i ragazzi che vivevano la loro dipendenza guardavano ad un futuro senza luce. 10 morti in 40 giorni sono dati degni di un bollettino di guerra ed un po’ lo era, AIDS, suicidi, overdose erano i nomi delle pallottole

4)

L’indifferenza generale della città a tutte queste morti, la distanza enorme che separava i ragazzi dalle istituzioni e dai cittadini, che hanno sempre mantenuto una indifferenza mista a fastidio passando davanti alla panchina in via Montereale, ha risvegliato nei ragazzi stessi l’orgoglio e la voglia di emergere

5)

Proprio da quella panchina i ragazzi iniziano a chiedersi quali strade siano percorribili per modificare lo stato delle cose, cominciano ad elaborare la consapevolezza di essere gruppo e di essere parte del tessuto cittadino e con la scritta sul muro lo urlano, alla città ed a loro stessi

6)

Dal ’95 quindi il gruppo inizia un percorso di autodeterminazione sfociato nel ’99 con la fondazione dell’associazione “I Ragazzi della Panchina” chiedendo alle istituzioni un luogo dove poter portare avanti il progetto. La sede in Viale Grigoletti n°11 viene inaugurata il 3 Marzo 2000

7)

La sede in centro città diventa luogo di emancipazione, visibile da tutti ed aperta a chiunque, per i ragazzi risulta essere una casa, all’interno della quale trovare quella protezione e quel calore umano fondamentale per potersi affacciare alla realtà del quotidiano con stimoli e significati nuovi

8)

La cultura come metodologia, trovare il modo per arrivare alla città, non pensare che le cose avvengano per la sola insensata consapevolezza dell’esserci, ma muoversi verso. Cultura per comunicare se stessi, per sperimentare se stessi

9)

Il gruppo decide che la cultura può divenire la via verso il cambiamento, rivoluzionando la modalità di intervento verso le persone dipendenti da sostanze, non lavorando sul singolo ma sul contesto perché se la cultura è anche pensiero, pensieri diversi diffusi, creano opportunità diverse, diffuse

10)

Le attività che di volta in volta si realizzano (teatro, giornale, ecc.) si realizzano attraverso gruppi misti, cioè gruppi formati da consumatori e non, senza distinzione, per favorire la contaminazione, per eliminare barriere possibili

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Il pregiudizio è presente da ambo le parti, i cittadini verso i tossici ma anche il pregiudizio inverso non è niente male! Eliminare lo stigma, le etichette, è indispensabile per fare in modo che allo specchio non ci siano proiezioni di giudizi o pregiudizi, ma la realtà da affrontare

12)

L’associazione muove i ragazzi verso il contesto, lo fa attraverso la cultura perché c’è la necessità di preparare il sociale all’integrazione. Solo in quel momento si comunica, c’è passaggio di informazioni, siamo pronti a ricevere e ad accogliere

13)

La rete si forma grazie alle informazioni, alla conoscenza ed alla condivisione. Lavorare in rete con istituzioni e cittadinanza è indispensabile perché il contesto deve sentirsi protagonista di un cambiamento, ognuno attraverso il proprio contributo e verso un obiettivo comune

14)

Noi, Comune di Pordenone, Dipartimento per le Dipendenze, Coop Itaca, Poliziotti di quartiere, parrocchia Don Bosco, cittadinanza e ragazzi insieme, si è riusciti a realizzare un progetto di convivenza tra Agio e Disagio in un parco pubblico. Ecco un esempio di lavoro in rete

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La funzione che l’Associazione si trova a svolgere è quella di ponte. Da un lato i ragazzi e dall’altro le istituzioni, la cittadinanza. L’incontrarsi è un tragitto da compiere, la difficoltà è quella di attraversare le acque che generano paure

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In questo importante ruolo ci siamo spesi per arrivare a collegare sponde sempre più lontane tra loro. Spesso capita che da dentro il palazzo sfuggano le problematiche della strada e che dalla strada sfugga la fatica di chi lavora nel palazzo, noi cerchiamo di spiegarlo ad entrambe le parti

17)

Noi nasciamo dalla strada che ospitava la panchina, e conosciamo le sue potenzialità. Siamo convinti che non esista un luogo non trasformabile in altro, perché a dare i significati dei luoghi sono le persone che li abitano

18)

La strada per noi è luogo ma soprattutto percorso. Tutto quello che facciamo è all’interno di una strada, che delimita e proprio per questo lascia spazio all’originalità

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La relazione è il collante di tutto il progetto. Assenza di giudizio, accoglienza, responsabilità, coerenza, normalità. Da noi i ragazzi vengono ed in cambio hanno la possibilità di relazionarsi, di esserci. 5687 presenze nel 2011, solo per parlare. Forse perché le parole sono vita

20)

Nessun commento per questa ultima slide, non ce n’era bisogno. Rappresenta semplicemente e drammaticamente un dato di fatto.

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One Response to IN GIOCO DALLA PANKINA

  1. franca ha detto:

    Waw Ragazzi, altro che “piccola perla”!!! Questo è il regalo di un diamante.
    Avete riassunto così bene il significato del percorso fatto, e soprattutto lo avete fatto in rete,,, complimenti!
    Ho letto tutto d’un fiato e sono di corsa, ‘tra una bambina e l’altra’ … 🙂 ripasserò con comodo stasera, ma non volevo mancare di felicitarmi subito con voi. Le parole sono sempre povere, vorrei dirvi tutto il mio affetto e la mia stima.
    E naturalmente… AUGURI per l’ultima slide…

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