ULIDI -Piccola mia-

Oggi siamo a proporvi di partecipare ad un momento culturale importante, quello organizzato da Cinemazero, attraverso la proiezione del film “ULIDI-Piccola mia” Mercoledì 30 Maggio alle ore 21 in Sala Grande, per la regia e con la presenza di Mateo Zoni. Come Associazione abbiamo deciso di partecipare alla buona realizzazione della serata attraverso la divulgazione dell’incontro. La nostra vicinanza e professionalità al tema proposto non è diretta, ma ci occupiamo in egual modo della difficoltà del vivere, ci occupiamo in egual modo di attese, di leggerezza e rispetto, di attese e sfumature, tanto lievi quanto capaci di essere, in positivo o negativo, devastanti.

Vi esortiamo quindi a partecipare alla proiezione del film, non tanto e non solo per il film, ma per voi stessi.

ULIDI PICCOLA MIA

UN FILM DI MATEO ZONI. CON PAOLA PUGNETTI, GIADA MERAGLIA, MARCELLA DIENA, ELEONORA DEIDDA,

MARCO ROMEO. DURATA 67 MIN. – ITALIA 2011.

Paola sta per compiere 18 anni e negli ultimi quattro è stata ospite in una comunità lontana dalla famiglia. Fa ritorno a casa solo per brevi periodi. Figlia di un contadino emiliano e di una donna marocchina è cresciuta tra due culture. Ora deve cominciare a guardare al suo futuro che vorrebbe felice.

“Giuro che io salverò la delicatezza mia / la delicatezza del poco e del niente / del poco poco, salverò il poco e il niente / il colore sfumato, l’ombra piccola / l’impercettibile che viene alla luce / il seme dentro il seme, il niente dentro/ quel seme. Perché da quel niente/ nasce ogni frutto. Da quel niente/ tutto viene”. Con questi versi di Mariangela Gualtieri (da ‘Giuro per i miei denti da latte’ nel libro “Senza polvere, senza peso” edito da Einaudi) trasformati in canto si apre un film che prende spunto da uno spettacolo teatrale per affondare lo sguardo in una realtà che va sfiorata con la leggerezza di un battito di ciglia.

Mateo Zoni sa come posizionare una telecamera che sia capace di svelare non dimenticando mai il rispetto per i soggetti ripresi. Perché Paola, la giovane protagonista, sta compiendo un percorso di recupero da una profonda depressione. Ogni minimo ostacolo rischia di farla arretrare in maniera pericolosa. Zoni ce la rivela sapendo attendere. Lo spettatore non ha alcuna informazione preliminare su di lei e sulle sue compagne di comunità. Non ci sono cartelli esplicativi né voci off a descriverci dove la ragazza si trovi o perché sia lì. Sarà lei, con il suo volto capace di illuminarsi e di rabbuiarsi nell’arco di tempo di pochi secondi, ad aprirci (con la delicatezza di cui sopra ma anche con scatti di ribellione adolescenziale) le porte della sua storia e a farci comprendere cosa stava alla base del suo autolesionismo (che talvolta tuttora riemerge). È un’ulidi (che in Marocco significa ‘piccola mia’) che necessita di cure come una pianta fragile ma che non ha rinunciato a cercare di affondare le radici in un terreno più solido di quello che le è toccato in sorte. In un’epoca di pessimismo cosmico opere come questa ci ricordano che una luce in fondo ai tunnel individuali può esserci e può essere raggiunta. Senza happy end posticci ma anche senza arrendersi a priori a una comoda (per chi non vive i problemi) ineluttabilità. [Giancarlo Zappoli, mymovies.it]

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