Il disagio non va in vacanza.

Non sono andato a scorrere i post precedenti, ma sono quasi sicuro che il concetto sia stato preso in considerazione già in tempi passati. La differenza, come nella maggioranza dei casi, lo fa il presente. Cioè, molte cose accadono simil-uguali a distanza di anni ed anche i ragionamenti che si articolano in relazione ad ogni fatto che accede si ripetono simil-uguali. La differenza appunto è determinata dal momento storico all’interno del quale le cose accadono, il differenziarsi delle riposte possibili, il differenziarsi delle persone presenti, il differenziarsi delle condizioni. Per cui il concetto del disagio che non va in vacanza, inserito in questo momento che viviamo, assume connotati particolari, che potremmo definire dispersivi, caotici, frammentati, non regolati e conseguentemente pericolosissimi. Il gruppo dei ragazzi, dei panchinari, è completamente saltato. Fazioni interne, debiti non saldati, una quotidianità fatta di espedienti vari, una quotidianità senza punti di riferimento solidi e non giudicanti, hanno sfasciato un sistema costruito anno dopo anno, mattone dopo mattone, fatica dopo fatica. A pagarne le conseguenze, badate bene, non sono solo i ragazzi, ma siamo tutti, non ultimo in termini di costi sociali per l’intera collettività. Colpe?

Sicuramente la complicatezza della situazione è tale da far entrare nella “partita” una serie di reazioni a catena che intercettano un buon numero di “atleti”. L’Associazione in primis! Siamo stati colpevolmente incapaci di reagire con la dovuta lucidità e forza per mettere in atto una serie di azioni alternative che facessero tenere il gruppo, nonostante la mancanza di una sede, unito. Sicuramente ci siamo colpevolmente lasciati trascinare delle parole dei vari “illustri” senza riuscire ad imporci veramente. L’Opera Sacra Famiglia è stata colpevolmente accecata dalla necessità di denaro da non fermarsi a ragionare sulle conseguenza che lo sfratto avrebbe prodotto. Una firma veloce, il conto in banca che cresce e passa la paura! Auguri a tutti gli altri, che Dio vi assista. L’Ass6 è stata colpevolmente incapace negli anni scorsi di improntare un tavolo di ragionamento efficace con l’OSF, per fare in modo di evitare lo sfratto. E’ stata colpevolmente incapace di renderci partecipi alle discussioni e nei ragionamenti che ci riguardavano e, per quanto adesso ci sia uno sforzo dell’Azienda stessa enorme per starci vicini, continuano colpevolmente a non includerci nel processo. Il Comune di Pordenone è stato colpevolmente attento a non “sporcarsi troppo le mani” ed anche loro ci hanno, e continuano a farlo, lasciati nella casella degli spettatori interessati. Sì.. perché da qui, dal nostro osservatorio, pare proprio di assistere ad un gioco immenso, ognuno concentrato ad avanzare verso la casella della vittoria, attenti oltre misura a non commettere quell’errore che, per regolamento (molto più spesso tacito che scritto) ti comporterebbe una retrocessione. La nostra colpa più grande forse, a ben pensarci, è questa: esserci immersi in questo gioco da equilibristi, con la malsana propensione di pensare anche alle persone! Quello ci frega.. pensare in primis! Ed in seconda battuta avere questa malattia di voler costruire ed implementare una serie di azioni non per se stessi ma per gli altri, per delle persone, per degli umani, per la cittadinanza. Giocare e credere nella relazione umana purtroppo, oggi, a certi livelli, è una contraddizione in termini. Paghiamo umilmente l’azzardo. Il disagio non va in vacanza dicevamo, si perché non ci si può permettere di fermare il mulinare di piedi e braccia, per tenersi a galla e non morire definitivamente, mentre chiedere il “bandus”, per riposarsi dopo aver giocato per un anno intero, è praticamente un obbligo. Buone Vacanze. Ci vediamo al rientro.

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One Response to Il disagio non va in vacanza.

  1. mestoasbellica ha detto:

    scuseme fioi oggi gavaria voglia de farme in vena..

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