Angeli per caso

Oggi ho avuto un picco nella giornata in cui mi sono sentito angelo in terra. È stato quando ho incontrato un amico, un compagno di sventura degli antichi splendori; l’ho scorto che arrivava dal mio stesso marciapiede, io ero davanti ad una porta pronto a varcarla, ero li per quello. E quando l’ho visto ho avuto un attimo di esitazione, dovevo decidere se entrare o fermarmi ed incontrarlo. Devo dire che rompeva i miei piani, che comunque non erano per il diletto, e la situazione un po’ mi contrariava. Decisi però di aspettarlo e vedere cosa ne usciva, magari una roba veloce…

Saluto ne caldo ne freddo, e via non alle ostilità come diceva Bruno Pizzul al fischio d’inizio delle partite, ma alle pubbliche relazioni. Visto che io non mi facevo propositivo, l’amico ha preso il centro del ring come diceva Paolo Rosi quando un pugile rompeva gli indugi e prendeva l’iniziativa sull’avversario, ed indirizzò subito il discorso sulle sue brutte condizioni fisiche. Sta male, molto, è praticamente alla frutta, e già è un risultato che sia ancora qui. Solo in un trapianto può sperare, e che si concretizzi in tempo. Mano a mano che andava avanti con quello che viveva mi immedesimava sempre più nei suoi panni, mi riconoscevo in quello che diceva avendolo vissuto e da come ne parlava mi resi conto che avevo molte cose da dirgli, dovevo.

A quel punto l’incontro nato quasi forzato è diventato la priorità della giornata con la precedenza su tutto, tipo quando un professionista dal suo interfono comunica alla segretaria: “signorina, non voglio essere disturbato”. Mollato la porta gli ho indicato un bar poco distante: “ci prendiamo un caffè?” Anche lui ha vissuto il momento d’empasse dell’incontro forzato, ma alla mia domanda ha risposto in modo ampio: “dai!” In fin dei conti durante i periodi bui dell’uso e dell’abuso dell’uso del buso eravamo in buoni rapporti, magari su strade diverse ma agli incroci ci si intendeva. Sistemati ad un tavolo messo sul marciapiede, abbiamo ripreso a snocciolare l’argomento e questa volta seriamente. E da che pulpito per lui questa attenzione, io sono il Gueri, tutti i ragazzi sanno come è andata a me, e lo vedono ogni volta che mi incontrano, per loro sono un film vero a lieto fine. Quindi alla drammaticità estrema della sua realtà faceva da contraltare la mia condizione possiamo dire opposta, alla quale i ragazzi a torto o a ragione danno il rispetto. Grazie a questo credito io ho facoltà di impostare il discorso a mio modo senza timore di essere screditato in autorevolezza.

Ho una maniera di affrontare queste cose che fatta da altri può risultare fuori luogo ed insensibile, ma fatto da me magari anche se non capita, comunque ha il diritto di starci. È un modo che mi è venuto dall’esperienza, quella fatta vivendo di persona queste situazioni somme ove non si parla di futuro.

Come in tutte le cose, l’esperienza  ci fa allontanare dall’impeto e dalla veemenza dell’inizio e ci avvicina ai gesti misurati e calcolati che eliminano quelli inutili e dannosi. È così anche per la sventura, e il risultato è un approccio diverso. Lui vedeva che la tragicità del suo racconto trovava in me la totale considerazione ma allo stesso tempo la frivolezza della poca verve dell’esperienza, drammaticità corrisposta da me tra un paragrafo e l’altro con il più e il meno magari anche con un sorriso. È un mio cavallo di battaglia che poi è la scoperta dell’acqua calda, quello di farci stare ovunque un po’ di buon’umore, un sorriso non peggiora le cose anzi. Pensate cosa sono arrivato a dire riguardo alle sulle sue condizioni: “a proposito, sai cosa gridava uno che era nella merda fino al collo? Te lo dico io, gridava: “non fate l’onda non fate l’ondaaa..” Ebbene su quel viso immobile tirato ed uniespressivo è apparso ciò in cui speravo. Gli ho messo una mano sulla spalla e gli ho detto: “scusa se ci scherzo sopra ma è sempre bello fare un sorriso” e lui ancora divertito ha annuito mostrando i suoi denti segnati dalla carriera.

Al ritorno alla mia porta da varcare, ai saluti stavolta non d’ufficio, lui era diverso, aveva ritrovato il morale dopo solo nero opprimente. Non è cambiato niente eh, lui sempre molto male e senza novità, ma almeno come uomo ha avuto un sussulto, e magari al ritorno dei picchi peggiori di salute, qualcosa in ricordo di oggi, potrà servirgli ancora per la vitale fiammella della speranza.

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One Response to Angeli per caso

  1. franca ha detto:

    Qui dice “Lascia un commento” ma non so commentare, solo ti dico che ho letto con commozione e partecipazione.

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