Due giorni prima o.. una vita prima.

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Fine settimana montanara per I Ragazzi della Panchina in collaborazione con il Dipartimento per le Dipendenze. Il Progetto “Legati ma Liberi” continua a gonfie vele il suo percorso e continuano a gonfie vele gli appuntamenti che via via si susseguono. L’ultima “fatica” è stata lo spettacolare giro, partito da Pordenone sabato e passato per il Vajont poi Falzarego, per concludersi domenica.. Con tanto di nottata in rifugio a 2.055 metri!

Ma andiamo con ordine..

Sabato 6 Aprile a Pordenone nel piazzale del Ser.T alle ore 8.30/9 l’allegra brigata si è ritrovata per partire alla volta della valle del Vajont. Una volta arrivati alla valle, in loco c’era l’appuntamento con una guida che aspettava la compagnia (circa 20 persone) per iniziare assieme un tragitto (fisico e mentale) “dentro” tutto quello che è stata la tragedia che ha coinvolto quella valle direttamente ma direi l’Italia intera. Si sono visitati i luoghi protagonisti, loro malgrado, della tragedia, che grazie alle emozionanti spiegazioni e racconti di chi ha vissuto direttamente quel dramma, hanno lascito in tutti noi un segno nell’anima e nel cuore. Vedere e capire, avvicinarsi con gli occhi e con l’anima a così tanto dolore non può lasciare indifferenti, soprattutto quando si parla di un logo che è la nostra terra. Speculazioni ed errori evitabili hanno poi fatto emergere un senso di rabbia acuto, perché troppo spesso la conta di chi non c’è più si amalgama drammaticamente alla conta di quello che si sarebbe potuto fare se ai soldi si aggiungessero i valori delle esistenze umane. Ma il costo di una vita non entra quasi mai nelle rendicontazioni di fine anno! L’esperienza è durata circa 4/5 ore con un pranzo al sacco a metà tragitto. Verso le 15 si è poi partiti verso il Falzarego, più precisamente alla volta di Località Col Gallina. Arrivati al rifugio verso le 17 ci si è sistemati nelle camere assegnate e c’è stato un “rompete le righe” di circa un’ora, utile a riposarsi un po’ ed a prendere confidenza con il luogo. Si era a 2.055 metri d’altitudine.. non si sta parlando di Nepal, me ne rendo conto! Ma anche una minima quantità di ossigeno in più da respirare rispetto alla città è novità da gestire con parsimonia! Comunque sia, 4 sigarette da fumare con avidità e passa la paura!! Prima di cena abbiamo visto il film dal titolo Vajont. Si è voluto quindi chiudere il cerchio di tutta la giornata con la visione di una pellicola ben fatta, che coadiuvata con tutto quello che si è appreso precedentemente ha dato un senso ancora più profondo all’esperienza. Finito il film ci si è preparati per la cena e, come se anche la natura avesse voluto regalarci emozioni indelebili, ha iniziato a nevicare! L’atmosfera in rifugio si è fatta amichevole, morbida, bianca.. se si potesse individuare un momento nel quale è scattato il cambiamento in positivo, se si potesse immaginare un segno oltre al quale si è passati da “persone assieme” a “gruppo” quello è stato l’esatto istante. La cena è stata meravigliosa, in perfetto stile da montagna e per questo dal gusto intenso dei sapori da riscoprire. Il dopo cena non poteva non essere fatto da giochi a carte, giochi in scatola e gran chiacchiere! Tutti dentro il rifugio mentre fuori nevicava! Sembrava di essere protagonisti durante la creazione di un quadro perfetto! Alle 22.30/23 tutti a nanna, che la giornata era stata intensa e che il domani, non avrebbe fatto sconti!

Il risveglio domenicale prevedeva colazione ore 8/8.30 ed alle 9.30 una riunione tecnica con gli accompagnatori e guide per spiegare il percorso e per prendere dimestichezza con i materiali da utilizzare come corde e “ciaspole”. Alle 10 circa la partenza, tutti ovviamente a piedi per camminare all’interno di un paesaggio surreale, ovattato dalla neve ma reso ancora più incantevole dalle di nuvole che arrivavano e sparivano in una alternanza senza fine.. spettacolo! La camminata è durata 2 ore abbondanti ed il ribollire delle parole e dei discorsi hanno lascito lo spazio alla concentrazione silenziosa vero il risultato da raggiungere.. si è percorso un Kilometro abbondante per 300 metri di dislivello, il tutto in mezzo alla neve caduta durante la notte. L’arrivo era rappresentato da un presidio italiano della Grande Guerra, incastonato nella roccia e ristrutturato a regola d’arte! Davvero un’eccellenza! Arrivati in loco le guide hanno raccontato la storia di quel luogo, le vicende della guerra, la vita dei soldati di trincea, le fatiche e le paure, ma anche la genialità della sopravvivenza. Anche questo è stato un momento toccante, profondo, intenso, da conservare nei ricordi delle cose importanti. Ma.. visto che non eravamo in guerra, il bivacco ha previsto the caldo, biscotti e crostate! Verso le 13 siamo ripartiti a ritroso puntando il “campo base” Rifugio Col Gallina. Con poco più di un’ora di cammino siamo rientrati, tutti orgogliosi di valutare quanta strada si è percorsa, è non si stava parlando solamente di metri! Giunti al rifugio, in circa un’ora tutti si sono rifocillati, hanno recuperato zaini e borse e sono iniziati i doverosi saluti e ringraziamenti a tutti quelli che hanno reso così emozionante questa esperienza di vita passata assieme. C’è stato un momento di commozione forte durante i saluti, perché non così spesso la vita regala la gioia di sentirsi in equilibrio senza dover camuffare se stessi. I ragazzi si sono sentiti vivi perché sono stati protagonisti di due giorni di vita semplice, accogliente, non giudicante. Eravamo un gruppo, in montagna, nient’altro.. eravamo noi stessi senza paure, senza una storia da dove nascondere o rivendicare a seconda delle esigenze, ma eravamo un “adesso” con tutto il futuro da conservare. Da lunedì ognuno sarebbe rientrato nelle sua vita.. scomoda, maltrattata, gioiosa, da promuovere o da dimenticare ma ognuno, comunque, consapevole o meno, migliore. Alle 17.30 l’arrivo a Pordenone, lì dove tutto è iniziato due giorni prima o.. una vita prima.

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