MARGHERITA LA GRANDE

Hack Con una lacrima che ci attraversa il volto vogliamo salutare Margherita Hack la Signora delle stelle, donna eccezionale di questo e del secolo scorso, che ci ha omaggiato di una intervista per il primo numero di quest’anno di Libertà di Parola, il nostro trimestrale. Guerrino Faggiami insieme a Daniela Russo la hanno incontrata all’inizio dell’anno nella sua casa, e dalla giornata speciale che hanno trascorso sono nate due pagine dedicate a lei. In questa occasione vogliamo ricordarla riproponendovi l’intervista.

Con Margherita Hack, la novantenne astrofisica fiorentina di nascita e triestina di adozione, ci eravamo sentiti qualche giorno prima al telefono per chiederle la cortesia di un’intervista. Fu subito disponibile e così ci accordammo per andarla a trovare, io e Daniela, nella sua casa di Trieste. Noi due eravamo onorati di incontrare una scienziata della sua fama ed entrare nella sua casa ci metteva un po’ in soggezione, ma lei con grande naturalezza ci ha fatti accomodare nel salotto di casa sua, al quale si accede percorrendo pareti di libri. Ovunque c’erano scaffali ricolmi. «Mi servono per documentarmi», ha confidato sorridendo. Nata a Firenze il 12 giugno 1922, la Hack vive con il marito Aldo De Rosa (letterato che lei definisce un’enciclopedia vivente) da ben 62 anni. 



Astrofisica, da sempre per le certezze della scienza piuttosto che per le risposte della religione, è notoriamente atea a differenza del marito, che è cattolico. 

«Io non ho mai avuto turbamenti religiosi. Non ho mai pensato troppo all’aldilà, mi sono sempre preoccupata più dell’aldiquà». 



L’abbiamo sentita dire spesso che più la scienza ha cominciato ad evolversi e a spiegare i fenomeni un tempo attribuiti alle divinità, più queste ultime hanno cominciato a scomparire. Significa che con il tempo arriveremo a non averne neppure una?

«Ora siamo già rimasti con una divinità, perché chi crede, in generale crede in Dio. E crede in un essere meno antropomorfo di come lo si pensava una volta: nessuno infatti se lo immagina più con la barba bianca su un trono. Quello di oggi è un Dio più spirituale. Ma posso capire che questo succeda. Noi oggi siamo a conoscenza di molte cose, ma non di tutte».



Ci spiega meglio?


«Sappiamo che all’epoca del big bang l’universo era una “zuppa” di particelle elementari. Non sappiamo però se il big bang sia stato l’inizio o se prima di esso ci fosse dell’altro ancora. E’ però certamente l’inizio da cui noi possiamo studiare l’evoluzione dell’universo, ed è sorprendente che da questa “zuppa” si siano potuti formare passo a passo le stelle, le reazioni nucleari, i pianeti, per arrivare ad esseri così complessi come siamo noi umani. E la scienza ancora non spiega neanche come mai il nostro cervello possa essere cosi tanto più potente di quello delle scimmie, sebbene il Dna di entrambi sia quasi identico. E per spiegare tutto ciò in tanti pensano a Dio. Ma è troppo comodo spiegare tutto con Dio».



A questo punto suo marito Aldo è entrato in salotto, quasi in punta di piedi, e ai nostri timidi saluti ha risposto: «Marga chi sò sti rompi hoioni?». Noi, superato il primo momento di empasse, abbiamo capito che potevamo ridere. «Che – ha continuato l’uomo – li hai invihati te?». «E certo», ha ribattuto la Hack divertita. «Che guaio, che guaio. Ma di dove siete?», ci ha chiesto il signor Aldo. E noi in coro: “Di Pordenone”. «E avete deciso di venire qua!!». Intanto sua moglie ridacchiava mostrando di godersi ancora suo marito dopo 62 anni di convivenza. Quando il signor Aldo ha fatto ritorno nelle sue stanze l’intervista è ripresa. 



Dunque, dicevamo. Più la scienza sa spiegare i fenomeni, meno gli uomini hanno bisogno di Dio. Ma lei ci ha anche detto che la scienza non spiega ancora tutto. Quindi religione e scienza possono coesistere e l’una compensare l’altra? 

«No, direi di no. Certo uno può anche essere scienziato e credente, nel senso che cerca di capire le leggi che regolano l’universo e allo stesso tempo credere in una entità superiore, chiamiamola Dio. Ma chi fa scienza non può pensare che un fenomeno avvenga perché Dio l’ha voluto. Chi fa scienza cerca le ragioni fisiche, non si chiede chi l’ha fatto, ma come è fatto». 



Un altro tema delicato è il rapporto tra scienza e vita. Lei è per la libertà delle persone di decidere su quello che le riguarda. È a favore anche dell’eutanasia?

«Oggi la scienza è in grado di tenerci artificialmente in vita anche quando la condizione è insopportabile, e questa è una tortura. Trovo che il fatto di poter decidere di non essere sottoposti ad accanimento terapeutico sia un segno di civiltà. Se uno è credente e crede che la vita sia un dono di Dio, è disposto ad accettare anche le sofferenze, ma se non è credente perché deve essere obbligato? Questa è una violenza che si fa all’individuo».

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One Response to MARGHERITA LA GRANDE

  1. Manu ha detto:

    A scuola hanno parlato a Camilla di Margherita ed è rimasta affascinata da questa donna che amava le stelle. Quella volta che Gueri è stato a trovarla è riuscito a strappare per lei un libro con una breve dedica. Quando la piccola ha saputo della sua morte é rimasta allibita e da lì sono partite una serie di domande sull’ aldilá alle quali ogni volta mi trovo sinceramente imbarazzata e non so bene cosa rispondere. Nell’ ora di religione hanno parlato di Lazzaro e lei candida come la neve: “ma tu mamma hai visto?” “No amore, magari! Ma Margherita non aveva paura sai di morire”.La mattina dopo si é svegliata e con un sorriso a pochi denti e pure storti mi ha detto: mamma ho fatto un sogno bellissimo. “Margherita era risorta.” Chissá che risata si sará fatta la Hack. Ovunque lei sia.

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