IO E I RAGAZZI DELLA PANCHINA

Pietro-De-Seta__percorso-di-vita_g Nel marzo del 2000 prendeva vita quella che, fino a poco prima, era solo un’idea per la quale alcuni pionieri si stavano spendendo: l’associazione I Ragazzi della Panchina riceveva dal comune di Pordenone la storica sede di viale Grigoletti. Anch’io al tempo la frequentavo, anche se sicuramente le modalità con le quali lo facevo erano diverse dalle attuali. Per me la sede era soprattutto un posto dove incontrare amici o persone con le quali condividevo certe cose, in seconda battuta andare alla “Panka” era un modo per non stare in giro per le strade. Di sicuro all’inizio non vivevo intensamente lo spirito dei “I Ragazzi della Panchina”, come lo sperimentavano altri, anche perché avevo altre cose per la testa. Voglio essere sincero, queste altre cose erano le sostanze e quando si hanno in testa quelle, tutto il resto diventa relativo. Pensandoci ora però, mi rendo conto di quanto fossero importanti le cose che al tempo ritenevo “relative”. Ad esempio avevo un pessimo rapporto con mia mamma, la persona alla quale voglio più bene, ma questo discorso lo approfondirò dopo.
In quel periodo non avevo casa e vivevo nelle abitazioni di diversi amici, persone che ora non vedo neanche più e che non so che fine abbiano fatto. Alcune non vivono più a Pordenone e di altre ho perso i contatti perché non girano più in città o nei paesi vicini. Ho vissuto anche per strada, occupando case vecchie e altri luoghi.
Ritornando al discorso di partenza, per uno che non ha più niente in tutti i sensi, la sede diventava un posto dove passare le ore del pomeriggio in maniera diversa. Ho vissuto poi un’altra carcerazione di poco più di un anno. Questa è stata la molla che mi ha fatto scattare in testa il pensiero di cambiare delle cose che fino a quel momento erano il mio modo di passare la giornata. Con questo voglio dire che avevo deciso di non spacciare più, perché mi ero reso conto che finivo in carcere sempre per quel motivo ed ero veramente stufo di sprecare cosi la mia vita. Sono uscito e ho ricominciato a frequentare la sede in maniera diversa anche se, quando potevo, usavo ancora sostanze senza però correre rischi, ovvero senza spacciare. Dopo l’ultima “scimmia”, ho detto basta anche alle sostanze. Con la voglia di cambiare, ho trovato in sede e nella dottoressa che mi seguiva, le persone che mi appoggiavano e supportavano nella mia scelta e infatti da quella volta ho chiuso con eroina e cocaina e per me è stata una svolta epocale. In sede dei RDP ho avuto modo di sperimentare nuove modalità di relazione e i rapporti con le persone sono diventati sempre più profondi e veri. Insomma, non mi sentivo più un tossico che andava li a passare il tempo.
Ho ricominciato ad avere un rapporto con mia mamma, che è la persona a cui tengo di più e con il tempo anche lei ha visto che questa volta poteva essere quella buona e ha ricominciato quindi, poco a poco, a darmi fiducia e vedendo che non “sparivo” mai, con il tempo ha potuto constatare che mi stavo impegnando. Ora ho di nuovo un buon rapporto con lei e non vorrei che cambiasse mai. Visto che so che dipende da me, mi impegnerò a non ricadere più perché se riperdo la sua fiducia non me la darà mai più. Io a mia mamma voglio tanto bene e vedo che ora, in quello che può, mi aiuta. Per me è già tanto e non vorrei perderla, MAI PIU’.
Tornando alla sede, anche li ho trovato persone che mi hanno dato fiducia e ho fatto il possibile per non deludere di nuovo anche loro. Mi sono impegnato in alcune attività dell’associazione alle quali prima avevo detto sempre “no grazie, ho altro da fare”. Questa volta invece ho detto si e mi sono messo in gioco in quello che mi veniva proposto. Ho potuto cosi partecipare alle uscite in montagna, alle castagnate organizzate per il quartiere e mi sono potuto spendere nelle prove settimanali per avviare l’attività del teatro. Questa mi ha fatto molto felice visto che abbiamo fatto rappresentazioni a Pordenone ma non solo, siamo andati anche a Napoli! Lì ho conosciuto altre persone che stavano fuori dalle storie riguardo le sostanze e con queste tutto il nostro gruppo ha stabilito un buon rapporto a tal punto che anche loro sono da poco saliti da noi. Grazie al progetto “Legati ma Liberi” ho potuto fare l’esperienza di una scalata indoor e anche un’uscita con le ciaspole. Ho passato due giorni bellissimi e ho intenzione di aderire alle prossime uscite che faremo a breve. Attualmente ho un piccolo appartamento popolare, questo è la mia casa, il mio nido e sono molto contento di averlo. Rispetto a prima ora mi sento diverso come persona, mi interessa molto di più il mondo che mi sta attorno e uso il tempo per viverlo, cosa che non avevo mai fatto prima. Per sentirmi veramente completo mi mancherebbe solo un lavoro, anche part-time, perché tante altre cose già le ho trovate e sono belle, bellissime! Lo stare con le persone in maniera diversa, pulita, il fare le cose in gruppo, trovare il bello nelle uscite che facciamo. Anche lo stare in sede non lo vivo più come prima, anzi, forse non è corretto dire che prima lo vivevo, facevo solo scorrere il tempo. Adesso trovo bello confrontarmi con le persone, anche il semplice giocare assieme lo vivo in maniera diversa. La sede per me è diventata un punto d’incontro bello, di crescita e devo essere sincero… l’anno scorso che è stata chiusa mi è mancata molto. Ora è riaperta sempre a Pordenone, cambia solo la via, però sono stato contento di contribuire a ridipingerla quando siamo entrati. Insomma, ora mi sento parte di questo posto che per certi versi è insostituibile. Ho ritrovato me stesso. Vi voglio bene.
M.M.

Annunci

3 Responses to IO E I RAGAZZI DELLA PANCHINA

  1. angelo ha detto:

    sei stato bravo anche se la ritengo una terminolgia riduttiva , lo scrivo per inziare il commento, ritrovare la strada , incominciare a vivere apprezzando i valori di cui hai parlato dopo essere stati nel vortice delle sostanze chi lo sa puo’ essere facile o difficile non lo so da cosa dipenda perche’ una persona sta tanti anni in quel giro che e’ anche pericoloso poi e’ vero c’e’ qualcosa che ti fa fare il giro di boa anche se come sappiamo lungo il percorso molti vengono a mancare oppure si ammalano oppure continuano….poi per riprendere a vivere , lavorare , amare un’altra persona ci vuole tanto tempo forse perche’ dentro ci sono delle macerie e ricostruire l’edificio della vita e’ per forza impegnativo, con la forza della costanza e agendo positivamente ci si puo’ riuscire pero’ e’ dura perche’ sei stato offeso , degradato, schiacciato, peggio annnientato e hai cercato una via d’uscita
    alle tue questioni interiori. forse e’ debolezza forse e’ una incapacita’ ma comunque viviamo sempre in uno stato di prigionia pero’ composto da altre cose dettate dal sistema.
    E’ un discorso infinito Quando passo e vedo i ragazzi seduti dopo essee usciti dal SERT penso ma che differenza c’e’ tra la mia vita e la loro ???? forse loro stanno meglio???
    poi pero’ abbiamo gli stessi pensieri, io andare al lavoro, poi andare a casa cercare di seguire la famiglia, anche loro ,ecco forse loro hnno piu’ felicita’ quella artificiale, quella che io in modo naturale devo fare i salti mortali per provarla.
    adesso ciao per stasera mi sembra sufficiente

    • M.M ha detto:

      Caro Angelo,

      hai scritto cose che solo una persona profonda e sensibile può capire. Penso che la svolta, “il giro di boa” come l’hai chiamato tu, non la trovi nelle cose che ti succedono accanto. Anche a me sono morti amici, ho fatto comunità, ma nessuna di queste cose mi ha fatto cambiare. Devi trovare in te stesso le motivazioni o non cambierai mai, io le ho trovate dentro me stesso. Ho avuto anche la fortuna di non trovarmi solo, ma con amici che mi hanno aiutato altrimenti sarebbe stato molto più difficile. Anch’io ero uno di quelli che stava fuori dal Ser.T, ma alla fine mi sono chiesto cosa ne ricavavo per la mia vita, solo pregiudizi dalle persone e nessuno sbocco per il futuro. Ora infatti non mi vedi più li e tanti rapporti sono cambiati in meglio e credimi, nelle cose semplici della vita ci si può trovare molto più gusto. Grazie.

      M.M

  2. marco ha detto:

    posso solo concordare con m.m!!lo stare li fuori dal sert con qualsiasi condizione meteo!era solo un ritrovarsi per sapere le ultime o perchè si era a caccia di roba !il giro di boa lo fai quando ti rendi consapevole anche con la maturità che la strada ti da! il momento di dire stop.ps: anche se prima di dire stop la testa la sbatterai ancora per un paio di volte? ma se qualcuno tiene a te troverai queste persone prima dello stop a dirti occhio che passa un tir!!!!e li sta a te fare il giro di boa capito caxxo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: