La voce dei reclusi

“Dimmi che voce hai e ti dirò chi sei”

DSC_0454
Volevo aggiungere un mio contributo come commento al video “Tutto quello che abbiamo dentro” che è stato presentato in Biblioteca Civica il 26 giugno scorso nell’ambito del progetto “Codice a s-barre”, lavoro che si sta svolgendo nel carcere cittadino ideato dall’associazione “I Ragazzi della Panchina” e che si propone di realizzare una redazione in carcere per il giornale “Libertà di Parola”. Il video ci mostra, come chi lo ha visto saprà, un’intervista “rovesciata”, dove per una volta gli intervistati sono delle persone cosiddette libere e gli intervistatori sono dei ragazzi reclusi. L’intento è quello di mostrare come la condizione di detenuto in un carcere sia di fatto (e sempre aldilà della irriducibile crudeltà insita nella reclusione effettiva), una condizione che si può assimilare ad altre; non identica, ma sperimentata nella sua problematicità, in ambiti diversi.

Gli intervistati sono, infatti, tre persone che, seppure libere, hanno dovuto e devono quotidianamente fare i conti con limitazioni, pregiudizi, barriere per riuscire a condurre una vita autonoma e dignitosa. Aggiungiamo pure che il messaggio del video è positivo: Elton, Margherita e Marco, orgogliosamente combattendo, sono tra quelli che ce l’hanno fatta. Sono loro quindi ad insegnarci che dalle “gabbie”, siano esse di metallo, di pregiudizio, o di handicap, si può uscire. E si può farlo prima di tutto con la propria volontà, accompagnata dall’aiuto di compagni di viaggio che si rendono disponibili all’ascolto e, quindi, alla condivisione e alla solidarietà. Una cosa mi ha molto colpito e commosso in questo video è stata la voce degli intervistatori: una voce inaspettatamente timida, dolce e attenta all’interlocutore, niente a che fare quindi con tutto l’immaginario del recluso cattivo che ci portiamo dentro come pregiudizio, noi che siamo liberi. Ascoltare quelle voci, che sono state poi il vero ponte tra noi spettatori e loro detenuti, mi ha portato ad una riflessione, non nuova sicuramente, ma sempre importante da fare: ciascuno di noi è un individuo ed ha in sé una storia irripetibile e fatalmente intrecciata di bene e di male. Non dovremmo quindi lasciarci andare troppo a pregiudizi ed ad etichette, non dovremmo costruire gabbie, muri, ma ponti, relazioni, anche minime, ma autentiche sempre e sopratutto con chi riteniamo più distante da noi. Perchè solo una relazione libera da pregiudizi può diventare terreno su cui cresce il bene e il male arretra. Le voci che ho ascoltato…questo mi hanno suggerito.

Paola Doretto – Associazione Spaziopensiero Pordenone

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: