Responsabilità

scelte responsabili

L’assunzione di responsabilità o meno è una caratteristica intrinseca nell’uomo. Spesso è difficile fare una scelta, un po’ per paura, un po’ perché non si è maturi per decidere. Nella mia lunga vita, spesso, ho dovuto decidere e assumere delle responsabilità che spettavano ad altri. La prima che mi viene in mente è aver dovuto decidere in brevissimo tempo sulla vita di una persona. Era mia zia, la zia che mi ha cresciuto come un figlio dopo la morte di mia mamma, avvenuta quando io avevo solo cinque anni. Era la fine del 1984, quando lei fu colpita dal male, un adenocarcinoma all’utero: lei aveva 68 anni e mio zio, suo marito, era come inebetito, non sapeva nemmeno più parlare, né cosa fare. Da buon figlio, anche se acquisito, mi presi la responsabilità delle azioni che avremmo dovuto intraprendere. Avevo 30 anni e andai a chiedere consigli ad alcuni ginecologi, tra i quali un amico con il quale ho condiviso le scuole superiori e un anno di università a medicina.
Ricordo come ora le parole di quell’amico: “dovete decidere in fretta perché la malattia si sta espandendo e senza una adeguata operazione chirurgica tua zia ha al massimo 5-6 mesi di vita”. Tornato a casa ne parlai con mio zio, che voleva certezze, certezze che né io né nessun altro eravamo in grado di dargli. Alla fine lui mi disse “decidi tu, tutto quello che deciderai va bene, basta che la zia non soffra”. Cercai di spiegargli che con l’operazione l’aspettativa di vita saliva di molto, di 5-6 anni, ma forse non fui molto convincente. Guardandomi allo specchio decisi di agire, di far eseguire l’operazione. Richiamai il mio amico ginecologo e gli chiesi se mi poteva indicare il miglior chirurgo per eseguire l’operazione, mi disse che all’ospedale di Venezia c’era un luminare e che mi avrebbe fatto parlare con lui. Nel giro di due giorni mi fece avere l’appuntamento con il primario, il quale poi mi diede tutte le spiegazioni e ipotizzò l’aspettativa di vita che mia zia avrebbe potuto avere dopo l’operazione. Decisi immediatamente per l’operazione, che durò oltre sei ore, e in quel tempo io e mio zio restammo nella sala d’attesa come inebetiti. In sala operatoria con il primario fu presente anche il mio amico Maurizio che finita l’operazione corse ad abbracciarci e ci disse che il professore aveva fatto un capolavoro e che da lì a poco sarebbe venuto a spiegarci tutto. Passarono circa 30 minuti e ci raggiunse il primario che con molta gentilezza ci spiegandoci tutto, dandoci anche una grande notizia: l’aspettativa di vita di mia zia salì da 5-6 mesi a 15 anni, chiaramente con i controlli del caso che periodicamente si sarebbero dovuti fare. Per la prima volta nella mia vita mi mi sentii un Uomo, per la prima volta presi una decisione importante. Mia zia visse per altri 15 anni esatti; ebbe una vita tranquilla e, due anni prima che morisse, mi vide assumere una nuova grande responsabilità, creare una famiglia. Negli ultimi due anni lei fu molto felice per me e mi auguro che lei sia stata soddisfatta, così come lo sono io ora, nel vedere ciò che di bello ho costruito.

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