Il mio cane

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Responsabilità, che parolone! Pensando a questa mi balza subito in mente qualcosa che mi prefiggo di fare, qualcosa che mi dicono di fare perché hanno fiducia in me. Mi viene, poi, da interpretarla ad ampio raggio, cioè le varie responsabilità, piccole e grandi, che ogni giorno ci si presentano davanti, come ad esempio portare fuori il cane, tagliare l’erba, andare a lavoro ecc. Piccole o grandi che siano, queste hanno un denominatore comune, cioè quello di portare a termine le cose più disparate, responsabilmente e sempre al meglio. Io con le mie responsabilità ho sempre avuto dei grossi problemi: più che altro di accettazione oppure per non avere la costanza di portarle a termine positivamente. Ce n’è stata una che però sono riuscito a portare avanti, secondo me, in modo soddisfacente. Circa 7 anni fa ho deciso di adottare un cane. Sono andato in un canile e dopo aver visto parecchi cani che potevano essere validi per quel che cercavo, ho visto in una gabbia, assieme ad altri due cani, un cagnolino, un meticcio, che mi guardava con due occhioni grandi che esprimevano bontà e dolcezza, e da quel momento non ho avuto più dubbi. Ho chiamato subito uno dei lavoranti del canile e ho chiesto informazioni su quel cagnolino ai miei occhi tanto dolce. Si chiamava Gastone, aveva ormai 10 anni ma non me ne importava, io volevo lui, e fu così che io e mia madre abbiamo portato a casa un cagnolino che aveva passato tutta la sua vita in canile, e io in quel momento ho giurato a me stesso che mi sarei preso cura di lui. Volevo che il resto della sua vita diventasse per noi un lungo periodo di benessere, per lui soprattutto, dopo aver passato 10 anni della sua vita in un canile. Quegli occhi dolci e pieni di voglia di amare qualcuno non hanno tradito le mie aspettative, anzi, con il passare del tempo la nostra amicizia e il nostro affetto sono diventati sempre più grandi e noi due sempre più indivisibili a tal punto che a volte quando gli parlavo mi convincevo che lui riuscisse a capire ciò che gli dicevo. Per me è stata un’ottima scelta quella di averlo portato a casa perché il rapporto che si era creato era bello, grande, indissolubile e forse questa è stata l’unica volta che ho portato avanti una responsabilità in modo positivo e per lungo tempo; l’ho sempre trattato come un bambino, qualcuno da difendere dagli altri cani. Gastone non conosceva la malizia, ma purtroppo la settimana scorsa ha cominciato a soffrire molto per problemi legati sia alla sua tenera età di 17 anni, sia per la grave malattia che gli aveva diagnosticato il veterinario. Non si poteva fare altro che una puntura, l’ultima, per addormentarlo per sempre. Per fortuna ad accompagnarlo in questo ultimo viaggio c’erano mia madre e mia sorella. Solo Dio sa cosa avrei pagato per essere là, sto ancora soffrendo anche se sono certo che si è meritato il paradiso dei cani.

 

Adriano

 

 

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