Un viaggio avventuroso

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Lavoro per una ditta di trasporti e mi hanno affidato un piccolo camion con 27 anni di carriera sulle ruote; vi lascio immaginare le sue condizioni. Una mattina d’estate mi è stato affidato un compito delicato: consegnare un bancale di calici di vetro ad un ristorante a circa 25km dal magazzino e sul bancale c’erano circa 2500 calici in scatole da sei fissate solo con un giro di nylon. Mi raccomandano di andare con molta calma. Una volta caricato e fissato meglio che potevo il bancale, parto e subito mi rendo conto che non sarà un’impresa semplice: solo per arrivare alla rampa del raccordo autostradale devo passare un gradino, 2 stop a breve distanza e una rotonda da percorrere per tre quarti della sua lunghezza. Una volta preso il raccordo, il viaggio continua abbastanza tranquillo, se escludiamo certi avvallamenti dell’asfalto in alcuni punti e le giunture dei ponti che fanno sobbalzare il mezzo. Arrivato alla mia uscita, stretta con una curva di raggio molto ridotto che permette di scavalcare il raccordo, inizia la vera odissea. Dopo lo stop mi immetto sulla strada provinciale che attraversa un paese, località turistica, con strisce pedonali e rallentatori in serie. Uscito dal paese, accelero un po’ e di colpo un’auto esce da una via laterale e per poco non li tampono per non inchiodare. Dopo aver gentilmente mandato a quel paese il guidatore, con il cuore che mi batte a mille, riprendo velocità. Ed ecco che un gatto cerca di suicidarsi passandomi davanti, ma per fortuna non ci riesce, entro in un altro paese e al primo passaggio pedonale mi trovo una simpatica vecchina che attraversa con la velocità di un bradipo in letargo. Rallento il più possibile nella speranza che riesca a passare. Mi vede, fa uno scatto in avanti e io le passo dietro a poca distanza. Con la rinomata gentilezza e cortesia tipica delle donne triestine di una certa età, mi manda nel posto in cui sono nato. Ormai vedo prossimo l’arrivo a destinazione e inizio a rilassarmi. Seguo le indicazioni per il ristorante e mi ritrovo a percorrere una stradina che mi fa inviare ringraziamenti sentiti a quel sant’uomo del capo magazziniere e a quella cara persona che è il proprietario del locale: la strada è un campionario di buche più o meno profonde, radici di alberi sporgenti anche di sotto il poco asfalto e di ricordi di passaggi di mucche e cavalli! Arrivo al ristorante che ha un piazzale rivestito di ghiaia, mi fermo, scendo e mi rendo conto che mi tremano le gambe e che sono sudato come se avessi percorso la strada fino a lì di corsa. L’unica soddisfazione è venuta dal fatto che tutti i bicchieri sono arrivati integri.

Gianluca

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