Caro nonno,

1017 - ECHOS

non mi è facile scriverti una lettera, proprio per le circostanze in cui entrambi ci troviamo, io bloccato dalla giustizia e tu dalla malattia. Ho ricordi molto datati nel tempo che mi riportano a te. Lavoravi sempre, giorno e notte, l’impresa edile da te creata e presieduta occupava totalmente le tue giornate ed io da piccolo ti osservavo da lontano. Tu eri sempre elegante, carismatico, con il tuo portamento retto ed il tuo carattere serio, incutevi quasi soggezione nelle persone con cui colloquiavi. Preciso negli orari, intransigente e professionale con gli operai e con i fornitori che, a loro volta, vivevano un misto tra ammirazione, invidia e rispetto per la tua grande esperienza lavorativa e per la tua onestà. Ho iniziato a capirti realmente nel 1996, quando sono rimasto senza lavoro e tu, per aiutarmi, mi hai assunto come manovale nella costruzione di due palazzine. Solo allora capii veramente chi fosse Guido, il nonno che coccolava i nipoti, li viziava. Eravamo tre per la precisione: oltre a me, primo ed unico maschio, altre due femmine, figlie di zia Carla, di tre e sei anni più piccole di me. Alla domenica era abitudine venire a casa tua a mangiare a pranzo, le tre famiglie al completo o, per meglio dire, la tua famiglia. Sei sempre stato il capo, colui che solo con lo sguardo dava ordini. Facendo un salto indietro nel tempo, da bambino sono stato cresciuto da entrambe le famiglie dei miei genitori, ma in primis, subito dopo lo svezzamento da parte di mamma, fino ai 4 anni, posso tranquillamente dire che sei stato TU il mio papà, e la nonna Lola (Jolanda) la mamma. Fin dai primi passi ho iniziato ad imitarti, giocavo a fare il muratore, con il martello infilato nella cintura e la “sacca” dei chiodi, vagavo per la tua casa e per il magazzino piantando chiodi da tutte le parti… povera nonna Lola, solo lei si ricorda quante ne ho combinate. Di quegli anni non ho ricordi precisi, solo racconti e qualche Polaroid ingiallita che mi ritrae in vostra presenza. Negli anni successivi mi trasferii dai nonni paterni, tutt’altra mentalità, dove trascorsi la mia adolescenza. Però tu eri sempre presente, il mio nonno Guido, classe 1933, nel quartiere dove ho vissuto, eri un imprenditore edile di prima generazione e di prima categoria. Figlio di emigranti veneti, dopo i primi anni come operaio alla Pirelli, sei passato al mattone, sempre come operaio, in breve tempo eri capo cantiere e, se non erro, hai conseguito un “diplomino”, frequentando un corso da geometra, le formule matematiche che ti servivano per le varie misurazioni sul lavoro non erano più un “mistero” e ti hanno permesso di fare il salto di qualità all’interno dell’impresa in cui lavoravi. Nel 1968 ti sei messo in proprio e hai aperto la tua impresa edile, grazie alle tue capacità lavorative, alla tua onestà ed alla tua serietà ed anche al di fuori dell’ambito lavorativo, hai trovato persone che, credendo in te, hanno fatto da garanti permettendoti di iniziare a costruire la prima casa ed al tempo stesso il tuo futuro! Da imprenditore hai avuto il tuo successo, devoto al lavoro, coerente nella vita, molto severo ed intransigente, anno dopo anno, casa dopo casa, ti sei forgiato un nome ed una personalità non comune. Non ho mai sentito parlare male di te, invidia molta, da ragazzo mi ricordo “battutine” da parte di altri piccoli imprenditori del tuo stesso campo, signorotti con macchinone tedesche, che ai miei occhi sembravano aver raggiunto il successo, almeno questo dimostravano…tu invece sempre fedele alla Citroen, mantenevi un basso profilo, non hai mai ostentato il benessere che, un passo alla volta, era arrivato, con sudore e tanto, tanto sacrificio. Mi è capitato di riferirti le battute che mi facevano o magari di raccontarti che in tal “signore” nominava il tuo nome, non ti sei mai scomposto, ma bensì mi davi consigli di vita che io, purtroppo, ho capito troppo tardi. Nessuno è perfetto! Caro nonno, come essere umano hai i tuoi bei difetti, non è certo una critica la mia, voglio solo essere realista, la tua figura è sempre stata presente nella mia vita, non c’è stata una volta che abbia respinto una mia richiesta, mi hai trasmesso il valore del sacrificio, mi hai insegnato a lavorare senza lamentele, il rispetto e l’educazione nei confronti dei più grandi… ho ben chiare nella memoria molte tue “frasi”, o meglio “insegnamenti di vita” veri e propri; il potere della riflessione prima di parlare e prima di agire. Il valore dell’importanza del risparmio, di non dare mai “adito” alle voci… Io non ho appreso tutti i tuoi insegnamenti, non ho fatto tesoro della Grande Persona che voleva guidarmi ma bensì ho sempre avuto timore di mostrarti i miei bisogni, le mie debolezze. Ti vivevo come un “supervisore”, non volevo deluderti, e più mi impegnavo a far soldi e più grosse erano le delusioni. Eh sì, caro nonno, involontariamente mi hai trasmesso l’amore e l’adorazione per il “Dio Denaro”, nella mia ignoranza e con grande superficialità ho iniziato a credere che bastassero i soldi, non importa come e da dove venissero, l’importante era farne. Non ho sempre fallito nella mia missione, di sicuro ho sempre mal gestito i frutti del mio impegno e nella “cattiva strada” ho creato grandi problemi e delusioni. Una “catastròfe” come dicevi tu, sbagliando l’accento, ma non il significato della parola!! Ricordo quando nel ’98 mi recai a casa tua per chiederti consiglio ed aiuto, avevo ricevuto una proposta lavorativa da un’azienda, mi proposero di lavorare con partita IVA, avevo 18 anni e “fiutai” la possibilità di guadagnare bene ed onestamente, ma avevo bisogno di un supporto morale oltre che ad un locale dove iniziare la mia prima piccola attività di imprenditore. Senza batter ciglio ti sei messo al mio fianco, mi hai incoraggiato e supportato e, quotidianamente, sei venuto a trovarmi, non passava giorno senza una tua visita. Furono due anni intensi, molto impegnativi ma altrettanto gratificanti. Leggevo nei tuoi occhi orgoglio e fierezza nei miei confronti… ed io, piano, piano ricominciai a essere scontento, infelice… mai soddisfatto!! Sappiamo bene come finì quell’esperienza. Con il passare degli anni ho imparato a vedere i miei errori, la mia smisurata arroganza, anche nei tuoi confronti…ero arrivato a pensare che tu fossi “antiquato”, che essendo di un’altra epoca non potessi capire il mondo del 2000, senza capire che i valori che volevi trasmettermi non hanno tempo, i tuoi insegnamenti, dati sempre con il sorriso sulle labbra erano e sono di gran importanza, sono le basi di un “uomo serio”, come mi hai ripetuto finché la parola non ti è mancata: l’onestà innanzi tutto. Il valore della “parola”, un vero uomo la mantiene sempre, a costo di rimetterci; la famiglia; il rispetto per i genitori, “mai e poi mai mancare di rispetto a chi ti ha messo al mondo”; la rettitudine nel vivere; il lavorare tanto; la lucidità mentale e mai stravizi… Caro nonno Guido, in modo diverso ma comunque insieme ai miei genitori, sei tra le poche persone che davvero hanno un peso nella mia vita. Fatico tuttora a rispettare me stesso, ormai sono un uomo e non più il tuo “nipotino maschio”, ho avuto la fortuna di poterti assistere per qualche mese nel 2015, esperienza che non dimenticherò mai, purtroppo l’età e la malattia ti hanno rubato il fisico, ma, fino al giorno precedente al mio arresto, ho ben vivo il ricordo del tuo sguardo, anche nella sofferenza di una malattia inaspettata e spietata come il Parkinson non hai mai smesso di essere uomo, comunque serio, comunque carismatico, comunque retto, comunque il mio nonno Guido… non posso far altro che dirti “Grazie di avermi amato”.

Tuo Andrea.

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