Ironia

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Di ogni momento, situazione o episodio della nostra vita è fondamentale cercare il lato ironico, il momento tragicomico. Certo, questo non è sempre possibile, specie se si tratta di momenti traumatici o dolorosi, come ad esempio la perdita di un affetto, ma se non parliamo di morte, per il resto c’è sempre una soluzione e quindi anche la possibilità di poterci ridere sopra. Potrebbe capitare, ad esempio, di essere catapultato in realtà o luoghi non proprio simili allo stile di vita avuto sino a quel momento e quindi essere costretti dalla situazione e dal momento a dover accettare compromessi, persone, luoghi. Questo è un po’ quello che succede a chi, per la prima volta, varca quella fatidica porta che separa simbolicamente i cattivi dai buoni, i peccatori dai puri di cuore, i colpevoli dagli innocenti. Qui la vita si ferma, per quanto i giorni scorrano, la quotidianità avuta in precedenza, e con essa la priorità delle cose, si iberna nella speranza che tutto ritorni a vivere, una volta fuori. C’è chi dice che il sorriso fa buon sangue e quindi, anche in questo caso, bisogna cercare di sorridere, trovando l’ironia utile a sdrammatizzare queste situazioni. Non è proprio una cosa semplice per chi è all’inizio del percorso carcerario; non lo è anche perché la prima pena inflitta ad ognuno di noi è proprio quella della convivenza forzata con persone sconosciute, di conseguenza non c’è molta voglia di ridere o ironizzare in quanto ci si trova sovrastati da mille altri pensieri, che certo non conciliano con l’umorismo. In cella si possono trovare persone anche di altre etnie e religioni ed i primi giorni servono per socializzare e, quindi, risulta anche faticoso strappare un sorriso o ironizzare su qualcosa. Sembra di essere tutti, ognuno con la sua storia, come dei personaggi di qualche racconto grottesco, in cerca di punti di riferimento o di qualcuno che dalle debolezze riesca a strappare una risata, senza suscitare l’irascibilità, tenendo tutti uniti, amalgamando così anche persone lontane fra loro per cultura, religione o posizione sociale. Anche la mia cella è composta da persone che fra di loro non si conoscevano, ognuno con il proprio bagaglio culturale. Queste persone hanno creato, involontariamente, situazioni buffe, comiche, che caratterizzano le nostre giornate, soprattutto nelle ore di ritrovo, come il pranzo o la cena e questo, magari per qualche momento oltre ad unire, far gruppo, ci rende davvero felici, si ritorna un po’ bambini, nonostante il luogo, facendoci apprezzare ancora di più la nostra momentanea spensieratezza. Si riscopre il gusto di ridere, che spesso nella nostra società si perde a causa di stereotipi seriosi, di false priorità o mancato apprezzamento delle piccole cose.

Ubaldo

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