Nonna

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Ciao nonna come stai? Spero che tu stia bene, so quasi per certo che stai bene: io inutile che ti dica come sto e cosa provo dentro di me, perché lo sai benissimo, lo sai senza aver bisogno che te lo dica. Ti scrivo questa lettera pur sapendo che non la leggerai mai, per dirti quanto ti voglio bene e per dirti quanto mi dispiace per tutto questo. Ricordo tutti i momenti passati sorridendo in serenità, in giardino mentre giocavo con Bobi quel buffo Schnauzer, al quale tu tagliavi i peli davanti agli occhi perché dicevi che così vedeva meglio. Mi ricordo che tutte le volte che ti vedeva con le forbici in mano scappava a nascondersi sotto la siepe per non farsi prendere e io e il nonno ridevamo come matti perché tu ti arrabbiavi perché non riuscivi prenderlo. Ricordo quanto stavi in pensiero, le volte che ritardavo per pranzo o per perché tu mi facevi da mamma, dato che lei non c’era mai per diversi motivi e io stavo da solo in quella maledetta casa, poco distante da te, ma quando non lavoravo stavo sempre con voi. Ricordo la prima bicicletta che mi sono costruito con l’aiuto del nonno con i pezzi che avevo recuperato tra i ferri vecchi, non mi lasciavi andare in strada perché dicevi che era pericolosa e giravo solo in giardino, senza pensieri, senza preoccupazioni, perché avevo te e il nonno che mi volevate bene e mi davate tutto quello di cui avevo bisogno. Per andare in giro mi facevi usare la tua bicicletta anche se sapevi che tutte le volte rompevo qualcosa perché saltavo su e giù dai marciapiedi, fino a quando un giorno ti sei fatta accompagnare al centro commerciale e mi hai comprato una stupenda mountain bike verde, ero al settimo cielo. Ricordo soprattutto i consigli che tu e il nonno mi davate, consigli che solo ora che sono qua capisco quanto fossero importanti, ma sono sempre in tempo per metterli in pratica. Il nonno si è ammalato purtroppo: non era più lo stesso, era serio, sempre pieno di dolori, ma sempre con la sigaretta in bocca. Anche tu eri diversa, però un sorriso per me lo avevi sempre, non mi hai fatto vedere quanto soffrissi per le condizioni del nonno, anzi eri sempre positiva, però io anche se ero giovane capivo come stavi, te lo leggevo negli occhi e quando ti guardavo girare i pollici seduta in veranda, vedevo che il tuo sguardo fissava il vuoto e i tuoi occhi erano lucidi. Sapevo che stavi male, ti venivo vicino ti davo un bacio sulla guancia e me ne andavo perché vederti così mi faceva male. Dopo un po’ di mesi il papà mi ha portato via e io ho sofferto moltissimo e anche voi. Per un anno non ci siamo più sentiti, ne visti. Sentivo la mamma molto raramente e quando chiedevo di voi mi diceva sempre che era a posto che tu stavi bene e anche il nonno sembrava si stesse riprendendo, però dentro di me sapevo che non era così. Un anno esatto senza quasi vedervi, fino a quel maledetto giorno che mi ha chiamato la mamma e mi ha detto“il nonno non c’è più, è morto”. Io mi sono sentito perso, come se mi fosse crollato il mondo addosso. Mi sono fatto portare subito in ospedale da papà: eravate tutti li attorno al nonno, ti ho guardato e tu hai abbassato lo sguardo come per vergogna, come se non volessi che io ti guardassi piangere, ma anche io piangevo; mi sono avvicinato a te, un abbraccio forte che non mi avevi mai dato prima, e singhiozzando mi hai detto “guarda che bello che è il nonno adesso, è tranquillo e ha smesso di soffrire”. Io mi sono avvicinato e l’ho baciato in fronte, poi sono uscito perché stavo troppo male. Sono passati gli anni e tu andavi avanti, soffrendo in silenzio. Avevo ormai 18 anni e avevo fatto qualche errore; tu continuavi a darmi consigli che io, “ribelle”, non sempre ascoltavo, però tu mi hai sempre voluto bene ugualmente. Nel 2013 mi è arrivata una condanna di 4 mesi da scontare agli arresti domiciliari per una stupidaggine fatta quando avevo vent’anni. Tu mi hai detto quella volta “te l’avevo detto di non fare stupidaggini, ricordati i consigli che ti abbiamo dato io e il nonno e cerca di fare il bravo”. Ti sentivo strana per telefono, stanca… Sapevo che avevi problemi di salute, però con te c’era la mamma che ti accudiva e per questo ero tranquillo. Poche sere dopo, verso le 22, ho ricevuto una chiamata dalla mamma che mi ha detto che tu non stavi bene e se riuscivo a venire in ospedale perché ripetevi sempre il mio nome; mi ha detto anche che non sapeva se ce l’avresti fatta perché non stavi per niente bene. Io purtroppo ero ai domiciliari e non sono riuscito ad ottenere il permesso. Domenica tu nonna te ne sei andata senza vedermi e tuttora nella mia testa mi domando cosa avresti voluto dirmi in quel momento. Me lo chiedo tutti i giorni e tutte le volte che ti penso; io avrei voluto dirti grazie per tutto quello che hai fatto per me, per tutte le volte che mi sei stata vicino. Adesso sei lassù affianco al nonno e so che mi guardi. Questa lettera so che non potrò mai spedirla, ma sono sicuro che da lassù l’hai letta e so che mi sei vicino. Io so che sei nel mio cuore e ti porterò per sempre dentro di me, so anche che dopo questa carcerazione i tuoi consigli e quelli del nonno li seguirò come legge. Ora nonna ti saluto, ci vediamo nei miei sogni. Ti voglio bene, tuo Andrea.

Andrea

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