Re Roger is back!

 

18 slam, 1 medaglia d’oro ai giochi olimpici di Pechino 2008, 1 argento a quelli di Londra 2012, 24 master 1000, 6 atp finals, numero 1 al mondo per 302 settimane di cui 237 consecutive. Solo un tennista può vantare questi titoli e questo successo, come lui nessuno. Viene soprannominato Re Roger, il tennis fatto persona. Chiamandolo per nome e cognome: Roger Federer.Chi lo avrebbe mai pensato che dopo sei mesi di stop dovuti ai problemi fisici (guai a chiamarli acciacchi di età) e una carriera che sembrava ormai al tramonto sarebbe tornato a competere per un grande slam. Quando Roger Federer, alla bellezza di 35 anni suonati, ritorna a comparire sul tabellone di un grande slam del tennis, Australian open 2017, tutti lo rispettano, tutti lo stimano, quasi nessuno lo da per favorito o crede possa tornare al suo migliore livello. Roger come ogni sano vecchietto, sa pazientare, scala il tabellone e turno dopo turno manda a casa i ragazzini quasi a voler dire “Calma, calma un po’ di rispetto”. In finale, sotto gli occhi già increduli del mondo, trova il rivale di sempre, colui che è la sua antitesi. Dove Roger è eleganza, lui è potenza. Dove lo svizzero è stile, l’altro è muscoli. L’altro, si chiama Rafa Nadal, e avrebbe una grande storia che magari racconterò la prossima volta, anche lui a sorpresa in finale, anche lui dopo anni difficili alla ricerca di un glorioso passato. Rafa è l’avversario di sempre di Roger, amico, nemico, rivale. I due, prima del 29 gennaio 2017, si sono affrontati 35 volte e il conto è a favore dello spagnolo per 23 vittorie a 12. I numeri da soli dicono quanto Roger tema e tenga a questa sfida, la finale si svolge in uno stadio da sold-out e in un’atmosfera leggendaria. Due dei del tennis, uno di fronte all’altro pronti a battagliare in una sfida epica.

La partita è infuocata ma in parità, quando Roger disegna traiettorie impossibili, Rafa scatta con l’energia di un ragazzino, il dritto devastante dello spagnolo contro il maestoso rovescio ad una mano dello svizzero. Il primo set va a Federer 6-4. Nel secondo risponde Nadal con un 6-3. Sembra una scazzottata a chi pesta di più. Il terzo finisce 6-1 per Roger e il quarto 6-3 per Rafa.

Al quinto set, dopo due ore di gioco intenso, Rafa sta vincendo 2 game a 0. Ecco che la classe cristallina e il talento puro del Re escono e distillano giocate abbaglianti, aggressive, dove non c’è traccia della paura di perdere. Sembra dire all’amico: “Questa volta no Rafa, non mi freghi, oggi tocca a me”. Roger accelera, cresce e ribalta il risultato con due contro-break (quando vinci un game mentre l’altro è al servizio), due schiaffoni che mettono Rafa alle corde, vicino al knock out. Allo svizzero non resta che affondare il colpo, chiudere sul 6-3 e bagnarsi della gloria del diciottesimo Slam, cinque anni dopo, forse il suo più bel successo.

La grandezza del rivale non fa che amplificare la portata dell’impresa. Rafa esce sconfitto ma vincitore, a testa alta, consapevole di avere incrociato le racchette oggi, con l’essenza del tennis. Ciò che secondo me ha vinto è semplicemente il tennis. Totalmente il tennis, uno splendido ed entusiasmante sport con uno splendido Re ad incarnarlo.

Roger, Chapeau!

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