La carica dei giovani imprenditori – I rischi

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Accettare i contro dell’aprire un’attività fa parte del gioco e (…) bisogna esserne altamente consapevoli.

Immagino che nell’attività di imprenditore ci siano dei “pro” ma anche molti “contro”. Quali sono le principali problematiche del fare impresa oggi secondo voi?

Mattia – In primis parto da una considerazione personale, ovvero che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. La differenza tra lamentarsi perché non c’è lavoro e non si trova ciò che si vuole e il rimboccarsi le maniche per cercare di costruirsi il futuro, è cruciale. Non voglio dire che non viviamo una situazione di particolare difficoltà nell’ambito lavorativo, ma intendo che non tutti sono pronti ad accettare il rischio dell’imprenditoria. Accettare i contro dell’aprire un’attività fa parte del gioco e ripeto che bisogna esserne altamente consapevoli, penso che si debba essere coscienti che chi si lamenta e basta non cambia le cose mentre i primi artefici di un cambiamento positivo possiamo solo essere noi.

Giulio – Si può parlare di rischio o, vedendola da un altro punto di vista, di investimento. Chiaramente investendo i nostri risparmi io e Giulio abbiamo scommesso su di noi e sulle nostre idee. Il “contro” che ci accompagna di più è quello del tempo. Ci vorrà tempo per vedere i frutti del nostro investimento, ci vuole tempo per trovare qualcuno che creda in te, collaboratori e primi clienti. Un problema generale, nel nostro campo, è che il tempo necessario alla formazione è troppo ampio se si vuole già iniziare a lavorare, questo è già di per sé un fattore di scrematura iniziale. Nel lavoro, non si può fallire al test d’ingresso, la realtà è che bisogna iniziare già con competenze di base e professionalità molto alte, se no è difficile.

Quindi è praticamente impossibile sbagliare?

Giulio – Sbagliare di per sé sarebbe una cosa positiva perché si impara molto dagli errori, il problema è che ci si può permettere uno sbaglio nel momento in cui si sta imparando qualcosa. Nel lavoro vero poi, teoricamente, non dovresti sbagliare in virtù del fatto che più alte sono le responsabilità e più si assottiglia il margine di errore. In Italia il fallimento è visto in modo drammatico ma in realtà, a patto che non ci si sia buttati con incoscienza, può essere un momento positivo per capirsi e migliorarsi. Ci sono molti esempi positivi in Italia, che magari passano in silenzio rispetto al rumore assordante delle notizie negative.

Mattia – Conosciamo imprenditori che hanno perso quasi tutto dalla sera alla mattina ma hanno poi saputo reinventarsi, usando la fantasia e cercando soluzioni possibili. Penso infatti che, anche nel nostro contesto di crisi, ci siano molte responsabilità degli imprenditori stessi perché davanti ai problemi c’è il rischio di sedersi e di non reagire. In Italia, ci sono veramente tanti esempi positivi di capacità imprenditoriale, dove quella che chiamo “fantasia” ha giocato un ruolo chiave, e penso sia un elemento fondamentale da avere per fare impresa.

Vorrei esprimere un pensiero ma senza fare populismo. Il continuo parlare di esempi negativi di impresa rischia di portare i giovani a dividersi in due filoni di cui il primo è quello della rassegnazione, il secondo è quello di lanciarsi senza paracadute e sfasciarsi. Ci sarebbe però un terzo filone, quello della scelta consapevole supportata dalla fantasia che aiuta il dinamismo dell’azienda.

Sarebbe bello far vedere gli esempi virtuosi, per mostrare che anche in Italia ci sono giovani che riescono, ci sono eccellenze e non è solo tutto negativo come si tratteggia con la parola crisi, penso che l’esempio positivo sia la più grande medicina contro l’ignoranza.

Siate sinceri, vista la situazione italiana, non vi è mai venuta voglia di fare impresa all’estero?

Giulio – Nel nostro caso è più facile qua che all’estero, perché in Italia c’è un humus migliore. Mi spiego, all’estero a livello di tecnologie, risorse e mentalità sono più avanti di noi quindi ovviamente, qui c’è molto da fare, meno concorrenza e più lavoro. Probabilmente all’estero ora sarebbe più facile trovare lavoro dipendente ma aprire e fare impresa no. In ogni caso, siamo contenti di fare il nostro lavoro in Italia, in un campo che è in crescita, anche se non si può negare che qualche difficoltà ci sia. Una nostra scelta aziendale è quella di fare assolutamente tutto in regola. Le tasse ci sono, sono onerose ma è giusto pagarle perché si restituisce alla società qualcosa che ritorna in servizi. Certo, se potessimo investire quello che paghiamo in tasse creeremmo lavoro, le tasse le pagheremmo comunque e faremmo crescere l’azienda. Saremmo tutti più contenti ma pazienza, forse primo o poi ci arriveremo.

Continua…

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