Obiettivo 100 kg! Una sfida di vita!

Ho incontrato Michele per caso ma fin da subito mi sono accorto di avere davanti una persona traboccante di forza, tenacia ed energia positiva e contagiosa! Così, dopo la prima conoscenza, ho pensato di intervistarlo, a testimonianza di chi vive una difficoltà quotidiana ma sceglie di andare oltre e perché no…alzare 100 kg, dove ogni grammo è una sfida e un significato di vita.

Raccontaci perché hai cominciato a fare pesistica…

Sicuramente tutto è iniziato come sfida personale, anche la pesistica. Mi sono sempre piaciute molto le sfide e quando ho fatto l’incidente in moto che mi ha cambiato la vita, è rimasta forte dentro di me la voglia di mettermi in gioco e misurarmi con i miei limiti.

Dall’incidente dell’agosto 2009 sono in carrozzina e in questi anni ho fatto il massimo per cercare di recuperare il più possibile la mia autonomia, in ogni caso mi sento fortunato perché potrei anche non essere qua. Ho cercato di andare oltre la mia situazione e ho scelto di guardare la disabilità come l’ennesima sfida e l’ennesimo limite da cercare di superare.

Con la carrozzina mi sono lanciato col paracadute, ho imparato a usare il computer, a suonare la chitarra, giocare a pallavolo, fare handbike, scherma, tiro con l’arco, poligono di tiro e arrampicata in una palestra del CAI. La pesistica è l’ultima di queste pazzie che come mi piace dire: “Mi tengono acceso ogni giorno!”

Quando hai cominciato ad alzare pesi?

Ero al “Progetto Spilimbergo” – una realtà di supporto importantissima per tetra e paraplegici – e c’è stata una dimostrazione di pesistica su panca. Finita la dimostrazione c’è stata la domanda “chi vuole provare?”. Io mi sono offerto volontario. Non avevo mai alzato pesi, comunque mi sono steso sulla panca e sono riuscito ad alzare in successione 50, 60 e 70 kg abbastanza facilmente, poi però non sono riuscito ad alzare gli 80. Il presidente dell’Associazione Pesistica ha detto: “Questo ragazzo deve assolutamente venire a far pesi!”. Così, un anno e mezzo fa mi sono iscritto all’Associazione e sono entrato in squadra.

Che progressi hai fatto in quest’anno e mezzo?

Da quando ho iniziato, nell’arco di un anno sono arrivato ad alzare 94 kg. Ora, da tre mesi a questa parte, sono riuscito ad arrivare a 98, in un caso anche a 99. Ho 50 anni, quindi sicuramente mi scontro con dei limiti oggettivi però mi sono prefissato come obiettivo di arrivare ad alzare 100 kg. Cascasse il mondo ce la farò!

Se c’è voglia, se c’è costanza, i risultati arrivano. La pesistica mi piace perché è abbastanza simile alla vita: con la voglia di fare, l’allenamento, l’impegno e la tenacia si possono raggiungere traguardi importanti. L’anno scorso ho partecipato ai regionali a Trieste e sono arrivato primo, in coppa italia quarto e agli assoluti quinto. Quest’anno sono arrivato quarto agli assoluti vicino Como.

Sono entrato in pesistica anche per cercare di coinvolgere dei giovani. Ognuno vive la disabilità a modo suo, però spronare un giovane ad impegnarsi può portare delle soddisfazioni e non tutti purtroppo reagiscono davanti alle difficoltà. Mi piacerebbe, data la mia esperienza, riuscire a dare una spintarella a qualcuno per poterlo aiutare. Per esempio c’è il mio compagno di squadra, più giovane di me, che potrà puntare in alto, ha 22 anni ed è riuscito ad alzare 100 kg e arrivare terzo in Coppa Italia. Sono molto contento per lui e spero possa riuscire ad arrivare anche in nazionale di pesistica.

All’interno di questo mondo ci sono un sacco di ragazzi che si allenano e impegnano. La nazionale è andata a Rio per le Paralimpiadi e quest’anno sono andati a Dubai a fare una coppa. C’è una ragazzina di vent’anni che nell’ambito femminile va forte e abbiamo un ragazzo senza arti inferiori  di 18 anni che in nazionale ha alzato addirittura 150 kg!

Come sei riuscito ad arrivare al Michele di oggi, partendo dal Michele al tempo dell’incidente?

Ci sono riuscito perché non mi sono mai arreso anche se ho avuto dei momenti difficili. Lavoravo da dieci anni come saldatore e ritrovarsi in un letto, non riuscendo a far più niente non è facile e ti rattrista molto. Con il tempo, pian piano, ho capito che non era finita e mi sono riconosciuto fortunato di essere ancora vivo. Devo ringraziare anche la mia compagna e mia figlia che mi hanno sempre sostenuto e anche ora che la pesistica prende del tempo alla vita familiare, mi spingono a continuare. Sono riuscito a trovare la forza per dirmi che era ora di darsi da fare. Bisogna cercare di tenersi impegnati sempre, se si rimane a casa le pareti pian piano si stringono e si soffoca. Tutto parte dal dire “Io lo posso fare”. Come quando alzi un peso: la convinzione di potercela fare conta il 100% del risultato.

Che consiglio daresti a chi si è fatto male da poco?

Direi di cercare qualcosa dove impegnarsi, trovare una motivazione. Restare in movimento e non stare fermi a compiangersi. Bisogna darsi da fare oltre la disabilità.

Per me, anche semplici gesti quotidiani che fatico a fare sono una sfida. Costantemente cerco di arrivare sempre più in là e pensare a ritroso mi fa stare bene: “Non riuscivo a fare quella cosa, oggi ci riesco”. In cinque anni ho cambiato cinque tutori, ho fatto talmente tanta ginnastica che quando andavo al Gervasutta mi guardavano con gli occhi sgranati. Inizialmente mi era stato detto che il danno c’era e che avrei potuto recuperare veramente poco. Quando mi hanno detto che c’era una minima possibilità di recupero però io l’ho voluta sfruttare tutta e ho dato il massimo.

Consiglio anche di tenersi in contatto con l’associazione Progetto Spilimbergo perché è molto importante lasciarsi aiutare e allo stesso tempo condividere.

Purtroppo non tutti si accettano; non accettandosi ci si fa del male. Parte da noi dire “Ok, sono così…ora cosa faccio? Sto a piangere o mi do da fare?”.

GRAZIE MICHELE!

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