Un libro per uscire e capire il dentro

giugno 30, 2014

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Giovedì scorso, 26 Giugno, si è realizzata la serata di presentazione del libro “NON GIUDICARE!! Pensieri di uomini non liberi”. La sala “Teresina Degan” della biblioteca civica di Pordenone era gremita di gente. Circa 65 i presenti, che hanno scelto di partecipare ad una serata che necessitava di uno sforzo culturale non scontato nella scelta dell’esserci: la presentazione di un libro scritto in carcere e promosso da una Associazione che si occupa, “anche”, di dipendenze. Nonostante questo, o forse proprio per l’“anche”, la partecipazione è stata numerosa oltre le più rosee previsioni. Partecipazione in questo caso ha voluto dire riconoscimento, vicinanza, storia, proiezione, futuro, impatto, progettualità, integrazione, centralità, cultura. Il nostro “anche” significa storia, futuro, impegno, territorio, possibilità, presenza, fatica, coerenza, rete, multilivello, cultura. Quando non si ha paura di mescolare tutto questo con direzione, le cose accadono, si formano, si riproducono e sono cose belle, emozionali, che superano il dato per diventare essenza, sostanza (detto da noi fa ridere..) ma è proprio così. Assieme ai ragazzi dell’Associazione ed agli amici, davvero molte le presenze istituzionali: Ass6, Azienda Ospedaliera, Dipartimento per le Dipendenze, Comune, UEPE Udine-Pordenone, Tribunale di Pordenone, carcere cittadino, terzo settore. Un grazie davvero grande a tutti i ragazzi che hanno deciso di partecipare al laboratorio Codice a S-Barre all’interno del carcere e che con i loro contributi scritti hanno dato vita al libro stesso. Grazie per aver dato fiducia alla nostra volontà di offrire un momento “diverso” alla loro quotidianità, grazie per il video che hanno realizzato per portare la loro testimonianza rispetto al laboratorio che hanno svolto. Grazie al direttore del carcere Quagliotto ed all’educatrice  Bombaci che ci hanno, con passione ed impegno, dato la possibilità di muoverci all’interno delle mura del “Castello” facendoci sentire sorretti, sostenuti, riconosciuti nel valore del nostro operato.

La giornata successiva alla presentazione del libro, quindi venerdì 27 Giugno, siamo entrati in carcere..

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Panka a Napoli

ottobre 15, 2012

Entriamo in una settimana piuttosto intensa per l’Associazione. Questa è la settimana di Napoli. Giovedì 18 una folta delegazione partirà alla volta di Napoli in due tronconi. Una parte, 11, partiranno in aereo da Venezia in tarda mattinata per arrivare alle 12 circa. Un’altra parte della colorata brigata, 6, si farà un cost to cost nord-sud in furgone, partendo da Pordenone verso le 9.30 del mattino per arrivare ad orario di cena circa a Napoli. Fin da subito un enorme grazie alla Coop Itaca che ci offre la possibilità di utilizzate un furgone nuovo nuovo per la trasferta. La necessità di differenziare il viaggio nasce da un lato per l’esigenza per portare le scenografie, che con l’aereo sarebbe costato tantissimo e dall’altro perché proprio nella giornata del 18/10/12, Mihai (il ragazzo detenuto nel carcere di Pordenone che grazie alla disponibilità e sensibilità di Alberto Quagliotto, direttore del carcere, aveva partecipato al Laboratorio Teatro) verrà rilasciato e verrà a Napoli da uomo libero. Si infittiscono di significati questi giorni che ci terranno nel capoluogo partenopeo fino a domenica 21, data di rientro. Fitta la scaletta che ci vedrà muovere tra e nei vari quartieri di Napoli, perché tanta è la voglia di ripagare l’ospitalità e perché tanta è la voglia di non lasciarci sfuggire nemmeno una delle mille possibilità che un’esperienza di tale portata è destinata ad offrirci. Giovedì, per gli avio trasportati, si tratterà di tenere una conferenza stampa congiunta con il Dipartimento di Napoli 2 Nord, con giornali e televisioni locali ma non solo, visto che tutte le giornate a Napoli verranno seguite e videoregistrate da una troupe della RAI. Nel pomeriggio probabile visita tecnica al teatro nel quale metteremo in scena la commedia nel giorno seguente. In serata riposo e attendendo l’arrivo dei trasportati con gomma, cena e convivio con responsabili e ragazzi dei Ser.T locali. Venerdì 19 si inizia senza respiro..

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VENERDI SERA DA NON PERDERE!!!

giugno 20, 2012

Vi invitiamo a partecipare alla rappresentazione teatrale intitolata “La Legge è Uguale per Tutti?” scritta dal regista e scrittore Pino Roveredo ed interpretata da ragazzi, consumatori e non, del “Laboratorio Teatro” dell’Associazione I Ragazzi della Panchina, in collaborazione con il Dipartimento per le Dipendenze della Provincia di Pordenone.

La commedia verrà recitata all’interno della sala dell’Ex Convento di San Francesco, in Piazza della Motta a Pordenone, in data Venerdì 22 Giugno alle ore 21 con ingresso gratuito.

Si è inoltre riusciti a coinvolgere nuovamente il carcere cittadino, facendo partecipare dal vivo alla rappresentazione un detenuto, che già aveva precedentemente preso parte al progetto.

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Il carcere, fuori…

febbraio 22, 2012

Quando domenica l’Orso d’Oro è stato dato ai Fratelli Taviani, per il film girato all’interno del carcere di Rebibbia, mi sono e ci siamo detti “…vedi.. con mezzi diversi, con potenzialità diverse, pure noi abbiamo realizzato la stessa cosa!…” Lo spettacolo che abbiamo organizzato a fine Giugno a Pordenone, proiettando al San Francesco di Pordenone la registrazione della la messa in scena della commedia “La Legge è Uguale per Tutti?” di Pino Roveredo, registrata all’interno del carcere cittadino, non scorre sugli stessi binari ideali di “Cesare non deve morire?” Proiettare il carcere, i suoi detenuti, all’esterno, ma in una forma espressiva diversa, in una veste diversa, non era forse l’ideale disegno del film vincitore? Beh.. lo era anche il nostro! Portare alla ribalta persone, che dietro ai muri insormontabili di un carcere resterebbero nascoste non solo per gli occhi dei benpensanti, ma anche nascoste alle possibilità ed alle potenzialità spendibili, è prima di tutto un gesto d’amore. Siamo a Pordenone e non a Berlino, ci chiamiamo Ragazzi della Panchina e non Taviani ma… per noi, la vittoria di quello che siamo stati capaci di realizzare non ha minor valore morale di quello dei fratelli. Se continuare a leggere il post, vi ho copiato un articolo del quotidiano “La Repubblica – Bari –“ del 21 Febbraio 2012 della giornalista Sonia Gioia molto interessante, per tutti coloro che riescono a cogliere nelle imprese non la maestosità del visibile, ma la magnificenza dell’animo che sottende all’agire.

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Cose sensate

giugno 28, 2011

Dunque come ormai tutti sanno, la.. non so neanch’io come chiamarla (non fatevi sentire da Pino a chiamarla “recita”) serata al S. Francesco, è andata. Lustro per tutti, sala gremita, performance dal vivo apprezzate, proiezione andata bene: al pomeriggio durante l’allestimento delle attrezzature è mancata la luce due volte, a causa di temporali di passaggio e niente diceva che fossero gli l’ultimi. Ma è andata “pur tra qualche ingenuità raggiungendo anche dei momenti molto intensi” come ha scritto Clelia, la giornalista degli eventi del comune di Pordenone che ha fatto la recensione dello spettacolo per il gazzettino. Chiude l’articolo con due parole: “Applausi e commozione”.

Insomma anche alla luce del riscontro del pubblico presente, questo nostro modo strano di fare una rappresentazione (rappresentazione è un termine che piace molto a Pino) con interazioni tra proiezione e interventi dal vivo in sala, ha prodotto qualcosa di gradevole. È stata una prima volta in assoluto per tutti noi  ed è nata da uno scontro con la realtà che ci ha costretto a percorrere questa strada. Non è stato cercato o voluto, il nostro sogno infatti era di mettere in scena la rappresentazione in diretta creando un filo di contatto tra il pubblico libero ed i detenuti dentro. Ma arrivati a un certo punto ci siamo accorti che non era praticabile e neanche sensato. Notevoli le attrezzature necessarie per tale scopo, con dispiegamento di tecnici e risorse per noi irraggiungibili, e alla fine il risultato sarebbe stato un segnale di scarsa qualità soggetto anche a scomparire di colpo senza possibilità di controllo e di anticipare l’inghippo correndo ai ripari. Saremmo stati succubi della buona sorte, non sarebbe dipeso dal nostro lavoro ma dal caso. No qui di sensato non c’era più niente.

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Luoghi comuni e non comuni

giugno 20, 2011

Il direttore del carcere Alberto Quagliotto è sceso nel cortile dell’aria a dare un’occhiata a come stava andando sto famoso “progetto teatro” a cui ha dato il benestare, e che tanto gli è costato in fax domande e domandine passate sul suo tavolo, e su quello del magistrato di turno. Nonostante questo a vederlo così di primo acchito non sembra pentito di averlo fatto. Speriamo non lo sia anche dopo la serata.

Ultimi sprazzi dei preparativi della rappresentazione, da oggi per noi si comincia a fare sul serio. In questi giorni concretizzeremo tutto questo ambaradan di prove, di impegno di tempo e di risorse che abbiamo messo su via via che la fatidica data della serata si avvicinava. Dai primi incontri con i ragazzi detenuti, in surplace quasi trattenendo il respiro, ci siamo evoluti in quella macchina da guerra che siamo in questo momento. La truppa è pronta e il morale è alto. Gli ufficiali ancora una volta ripassano le loro strategie su cartine ormai vissute e conosciute a memoria, i soldati in attesa di ordini ungono le loro armi sottoforma di copioni. E i generali già sono al loro privilegiato posto di osservazione che attendono l’inizio della battaglia. Leggi il seguito di questo post »


L’appuntamento. 23 giugno

giugno 14, 2011

Ed ecco quello che da gennaio con cadenza settimanale è la nostra location di lavoro: il carcere cittadino, in arte “Il castello”. Questo è il secondo portone che si incontra, dopo il primo a cui si accede direttamente dalla strada. In cui ci si annuncia tramite campanello e citofono sotto la supervisione di una telecamera. Se ci fate caso non ha maniglia, perché come tutte le porte qui dentro si aprono e si chiudono da sole. O meccanicamente come queste all’ingresso, comandate dalle guardie che dal loro posto all’interno  monitorano tutto, o manualmente, ma sempre e comunque mani di guardie. Qui né detenuti né operatori toccano una porta, se succede di imbattersi in una chiusa, ci si ferma e si aspetta che la, o le guardie che accompagnano la aprano e diano strada, e magari lo fanno anche con un “prego”. Di norma oltrepassandola si risponde con un grazie, come si fa negli alberghi stellati, tipo Hotel Mille Sbarre.

Cinismo a parte dopo questa porta si entra in una specie di androne dove oltre alle formalità di rito dei permessi e delle carte scritte, si deposita tutto quello che può essere proibito in un carcere, a cominciare dal telefonino. Una volta fatto questo se ne varca un’altra e si è nel cortile interno ovvero nel cuore del ricovero per i penitenti. Le prime volte fa anche effetto pensare che si è a tre porte blindate e sorvegliate dalla libertà della strada, dove passano tutti ad anni luce di distanza, ma poi con il tempo si arriva anche a farlo parlando del più e del meno. Però a dimenticare che si è in un carcere no, fino a li non si arriva mai.

Una volta con il gruppo dei teatranti le cose vanno meglio, provare tutti assieme distoglie dai pensieri e si guadagna in compagnia. Compagnia e gruppo che cresce sempre più e che ormai a pochi giorni dalla serata possiamo cominciare a svelare con alcune foto. Leggi il seguito di questo post »