
Passano i giorni con una velocità impressionante, soprattutto quando ogni giorno è scandito da una scadenza, quando l’ogni giorno non rappresenta una possibilità in più, ma 24 ore in meno. Ci rendiamo conto che è difficile esprimere il concetto, scriverlo, cercando di far passare la pressione che ci sentiamo addosso. Siamo entrati dentro una dimensione temporale strana, all’interno della quale tutto è a tempo: le rendicontazioni per il comune, le rendicontazioni per la regione, le domande per i finanziamenti del prossimo anno, l’ufficio da dove sto scrivendo, i soldi per l’acquisto della sede, trovare una casa di conseguenza, trovare un luogo dove incontrare i ragazzi, farlo prima che inizi a piovere, presentare dei progetti, presentare il lavoro dell’Associazione 2011, incontrare le forze dell’ordine prima che inizino “casini” in città, trovarsi in equipe per organizzare tutto quello che ho appena elencato… il tutto con i tempi e le scadenza altrui, di dirigenti, politici, impiegati, tecnici, venditori, responsabili, amici, ragazzi. Siamo nella necessità di dover portare avanti ciò che già c’è da un lato, di dover ri-costruire da un altro, di dover costruire dal nulla da un altro ancora e tutto questo nella più evidente precarietà, nella più assordante precarietà.
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