la battuta del giorno è di frank gargano che, in uno scambio di vedute con mauro, gli dice ” tu sei quello che sa tutto ( e già qua una risata ci scappa) per quello ti dà fastidio che ci sia un altro che sa tutto come te (e qua vien giù la sede!)”. batte anche flagello (”dov’è Lele? mi ha lasciato a casa dicendo che andava a prendere le sigarette…così si lasciano le mogli, non gli amici..”). passa un sacco di gente: ciro, la silvia, zinquetòc, davide, angelo, l’incredibile, gueri, milena, giorgio che ha l’esame d’inglese, anche Lele senza sigarette. Poi arriva Pino con Gigliola e Mario: prove di teatro. Manca qualcuno all’appello per problemi vari, per cui formazione a scartamento ridotto, più che altro riprendiamo il discorso. Gino, la star, non prova se non c’è il teatro pieno. giulia e gigliola più che altro “ciacolano”. gli unici a “faticare” sono andrea gueri e mario, dei veri professionisti!
giornata di temporanei addii: più breve quello di semplicemente giò, che se ne va in ferie in una rinomata località balneare, più lungo quello di jecky, in “quasi ferie” in un’altrettanto rinomata località alpina. il pomeriggio scorre senza particolari spunti di cronaca, fatta salva l’apparizione del “zozzo” in splendida forma con pancera gibaud. il diluvio serale coglie un po’ tutti di sorpresa, tanto che frank gargano cambia abbigliamento seduta stante per affrontare i “rigori” di questa pazza estate. domani prove di teatro: la replica del 29 luglio è vicina!
La scritta sul muro dell’ospedale è perentoria: NOI!! VIVIAMO. Due punti esclamativi come due muri che separano “noi” da voi, dal resto del mondo: nessuna possibilità di contatto. E poi quel “viviamo”, all’apparenza un messaggio di speranza. Una condanna, in realtà: a vivere solo il presente, nella sua volatilità. Non c’è una biografia, ma un susseguirsi alternato di istanti e vuoti in cui il passato è un macigno, il futuro non esiste. E se nessuno può garantire per la propria singola sopravvivenza, ci si aggrappa alla dimensione collettiva, si fa muro contro l’aids, le overdose, l’emarginazione con gli strumenti che si hanno, accorgendosi di colpo che non bastano due punti esclamativi a fermarli. “Dieci morti in quaranta giorni”, o “i sopravvissuti”, sono questi i titoli dei giornali: sembrano bollettini dal fronte. Trasformare istanti di vita in una storia, inserire la storia di ognuno in una grande storia collettiva, un noi onnicomprensivo senza punti esclamativi, restituirle un senso che va oltre le vicende personali: ecco i Ragazzi della Panchina. In questo libro Francesca Merlo riesce a calare ciò che narra nello Spirito del Tempo,a trovare il punto di vista che consenta una comprensione di ciò che è successo anche a chi non ha vissuto in prima persona quei giorni. Rende quell’indicativo presente meno perentorio, restituendo al passato una dignità, abbassando l’intensità del senso di colpa in chi è ancora vivo e favorendo un ricordo migliore di chi non c’è più in chi è rimasto a piangerlo. E permette così il passaggio più importante:pensare nuovamente a un futuro, di cui il passato e il presente sono ora una ricchezza.
Nella valle echeggiano rumori di folle in movimento: masserizie, carretti, pentolame e quant’altro, i due eserciti si stanno schierando uno di fronte all’altro, migliaia gli spettatori paganti, più i soliti portoghesi, assiepati ai bordi del campo di battaglia accorsi a frotte per assistere allo scontro tra i due eserciti finalisti, negli occhi l’eccitazione del grande avvenimento, il poter dire “io c’ero” non ha prezzo, gli sponsor gongolano già pregustando il successo delle loro fatiche. Le Pon Pon girls allietano il pubblico recitando l’eterno riposo, pubblico che per non saper nè leggere nè scrivere risponde con una sana toccatina. Leggi il seguito di questo post »
Tutto tranquillo oggi, la novità è che è arrivato il nuovo pc (hurrà!). Quindi il buon Mauro è in operatività piena, nel primo pomeriggio si recuperano mouse, tastiera e casse e da lì in poi è tutto un installare, configurare, riavviare, condividere, ripristinare, ecc, ecc. Ore 18.50: stiamo per chiudere e tutto sembra funzionare per il meglio: da oggi in poi, dopo alcune settimane di lutto per la morte del nostro amato mac, le potenze di fuoco mediatico della sede tornano due. Per li resto ordinaria amministrazione: Gueri ha comprato dei nuovi cd, Max Flagello ha scritto un nuovo racconto, Putti va e si delucida, Semplicementegiò si aggira accaldata, Bepi arriva dalle sue terapie “elettriche”, Gigi va al mare.. Buon fine settimana a tutti!
Io e Lou Reed stavamo insieme a N.Y., mi pare fosse molto bravo a letto. Naturalmente arrivava spesso anche Andy Warhol, si portava sempre delle conigliette e facevamo delle orgie fantastiche. Non mi ricordo se mi facevo Lou, Andy o le conigliette perché ero sempre pieno del buon vecchio Jack (Daniel’s) comunque a casa ho ancora dei quadri di Andy e una chitarra di Lou che ho sfasciato l’altra settimana.
Mi ricordo che ad un certo punto persi la testa per una delle conigliette, si chiamava Jane e le canticchiavo sempre “Oh.. Sweet Jane”.. insomma ormai avete capito: quel bastardo di Lou mi ha rubato la canzone.
Max Flagello “Psicopatico Etilista” (*)
(*) Nella lettera di congedo di stanotte dal Pronto Soccorso
caldo devastante che favorisce le apparizioni più impensate. partiamo dal Pirukkone che arriva con la luna storta e la raddrizza durante il pomeriggio facendosi pure tagliare la zazzera dall’incredibile gio all’imbrunire. tralascio lo sfoggio di tatuaggi (tre quattro donne nude sparse qua e là, e passi, ma “merda” chi se l’era mai tatuato?) ma vedere che non reagisce quando max gli flagella (incolpevolmente, ma le attenuanti nel mondo del pirukkone non esistono) gli occhiali che erano caduti per terra, beh, è quasi commovente. Poi passa wolf, poi addirittura l’Innominabile. Insomma, ci sono certi giorni da circoletto rosso. 3 luglio, te lo meriti!
La prima parte della giornata ha come protagonista Ciccio: al lavoro gli hanno fatto girare le scatole e la sua vociona risuona in ogni angolo della sede. Ha freddure per tutti ma la gente in sede sa aspettare e sa che nonostante le apparenze è un “buono”, così un po’ alla volta tutto si calma.
Ieri eravamo rimasti in parola con Davide per lo sfalcio dell’erba, i maligni dicono che non verrà, che le sue erano parole al vento come tante altre volte invece.. ore 18.00 un furgone accosta la sede e un decespugliatore comincia a girare a mille, sovrasta anche la vociona di Ciccio e il nostro giardino pian piano assume un aspetto piu’ decoroso. Grande Davide!
Gran giornata oggi: già il pomeriggio prometteva bene con un via vai consistente e continuo. Ma la cosa che piu’ o meno tutti sapevano era che verso sera si sarebbe riunita la mitica compagnia de “La Pankina” che aveva fatto furori alla prima dello scorso 11 giugno. Infatti dalle 17.30 ecco cominciare i primi arrivi: Cristian, quindi Giulia, gli amici di Trieste con Pino in testa, Ginetto, Matteo, Max, Gueri, Luca, Mobutu, Annalisa (che sostituirà la Mina nel prossimo spettacolo), la Mina stessa.. insomma non mancava proprio nessuno. Cosi, dopo un breve punto della situazione di Pino, ecco programmate 4 prove per arrivare al prossimo appuntamento del 29 in forma strepitosa. Qualche piccola novità e poi comincia la festa: tutto un raccontare di quella sera, aneddoti e risa riguardano le foto, il video in internet.. insomma si sta proprio bene. Ci raggiungono anche altri amici nostri e di Pino e verso le 7 ci si sposta in pizzeria assieme a tutti quelli che c’erano in sede, insomma alla fine siamo una trentina, riempiamo mezza pizzeria e la cena si consuma in un clima idilliaco.
Ma non siamo ancora contenti, Gigi ha la buona idea di andare in sede a mangiare l’anguria, idea subito accolta che conclude la serata al fresco della nostra veranda. Se il buon giorno si vede dal mattino.. il 29 replicheremo alla grande!
Alzi la mano chi non ha un libro nel cassetto. O nella testa. O nel cuore. Alzi la mano chi non ha detto almeno una volta: "Dovrei scriverle, queste cose!". Alzi la mano chi... Questi sono i nostri blog, i blog di chi invece di alzarla, la mano, ha iniziato ad appoggiarla su una tastiera. E non ha più smesso.