La mia San Patrignano

agosto 31, 2016

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Alcuni anni or sono feci un periodo di circa due anni e mezzo a San Patrignano per i miei problemi con le sostanze; precisamente rimasi li dal 1994 al 1996 e proprio nel 1995 Vincenzo Muccioli morì. Ho un ricordo molto forte di questa persona che aveva un grande carisma e una grande umanità, ma quando serviva era anche molto duro ed incisivo sulle precauzioni o sanzioni da prendere; io mi reputo molto fortunato ad averlo conosciuto. Quando entrai a San Patrignano mi chiesero cosa sapessi fare e dopo aver risposto “cucinare” mi mandarono subito in un settore che non c’entrava niente con il mio lavoro, precisamente mi misero nel settore chiamato “orto-conigli”, io in particolare mi occupai dei conigli. Per me fu una cosa nuova, ma ebbi la fortuna di incontrare persone molto capaci in questo mestiere e con il passare del tempo diventai bravo e mi appassionai a questo lavoro. Li pulivo, gli davo da mangiare, li curavo, facevo tutto ciò che era necessario per un buon risultato finale, che era quello di finire nei nostri piatti. Con il tempo acquisii più responsabilità, dopo circa un anno potei girare liberamente all’interno della comunità e fare le notti nei vari maneggi dei cavalli. Quasi ogni notte nasceva qualche piccolo puledro, ed era necessaria la presenza di qualcuno che sapesse come fare in caso di complicanze durante il parto o nel caso in cui il nascituro non si fosse messo in piedi sulle proprie gambe subito dopo il parto. Devo dire che anche in questo settore “cavalli” mi presi le mie belle soddisfazioni e anche qui mi appassionai a questi meravigliosi animali. Leggi il seguito di questo post »


Un viaggio avventuroso

agosto 19, 2016

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Lavoro per una ditta di trasporti e mi hanno affidato un piccolo camion con 27 anni di carriera sulle ruote; vi lascio immaginare le sue condizioni. Una mattina d’estate mi è stato affidato un compito delicato: consegnare un bancale di calici di vetro ad un ristorante a circa 25km dal magazzino e sul bancale c’erano circa 2500 calici in scatole da sei fissate solo con un giro di nylon. Mi raccomandano di andare con molta calma. Una volta caricato e fissato meglio che potevo il bancale, parto e subito mi rendo conto che non sarà un’impresa semplice: solo per arrivare alla rampa del raccordo autostradale devo passare un gradino, 2 stop a breve distanza e una rotonda da percorrere per tre quarti della sua lunghezza. Una volta preso il raccordo, il viaggio continua abbastanza tranquillo, se escludiamo certi avvallamenti dell’asfalto in alcuni punti e le giunture dei ponti che fanno sobbalzare il mezzo. Arrivato alla mia uscita, stretta con una curva di raggio molto ridotto che permette di scavalcare il raccordo, inizia la vera odissea. Leggi il seguito di questo post »


Festa in Piassa…ci siamo!

agosto 18, 2016

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Anche quest’anno si rinnova l’appuntamento ormai fisso da diversi anni con la “Festa in Piassa” di Villanova di Pordenone. Una sagra cittadina organizzata dall’associazione “Festa in Piassa”, nata nel 1975 grazie ad alcuni cittadini che, unitamente al parroco, decisero di creare nel nuovo quartiere un luogo di ritrovo e conoscenza per gli abitanti delle case popolari; in seguito la festa prese piede coinvolgendo ogni sera un centinaio di persone locali e non solo. Anche per l’edizione 2016 l’evento viene svolto verso la fine di agosto, più precisamente dal 18 al 29 presso il campo sportivo A. Luperi, in Via Pirandello a Pordenone.Si succederanno diverse serate a tema tra tornei sportivi, serate di ballo liscio e latino-americano, tornei di briscola, tiro a segno, tombola e la musica, vera protagonista assoluta in tutte le salse! reggae, rock, ska, elettronica, rap, indie ecc. Leggi il seguito di questo post »


Mi presento…

agosto 17, 2016

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Ciao a tutti! Non saprei bene da dove cominciare, forse è bene chiarire subito a scanso di equivoci che non sono uno scrittore, un illuminato o un grande pensatore, sono semplicemente un comune cittadino con libertà di parola e di pensiero. Per presentarmi vorrei giocare un po’ sottoponendomi ad una breve intervista stile “Le Iene”.  Non so cosa verrà fuori da questo blog ma da qualche parte bisogna pure iniziare! VAMOS

NOME: Alain
SOPRANNOME: Bomber
ETA’: 28 e non sentirli
ALTEZZA: dai 132 ai 170 cm
DOVE SEI NATO? Maniago
DOVE VIVI? San Leonardo Valcellina frazione di Montereale
PROFESSIONE: Libero pensatore
TITOLO DI STUDIO: Liceo Scientifico “Torricelli” a Maniago
COLORE DEGLI OCCHI: Castano tendente al verde
COLORE DEI CAPELLI: Castano chiaro
PORTI GLI OCCHIALI? Yess e se non puliti mi inca**o
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Un ricordo piacevole

agosto 9, 2016

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Nell’esperienza di vita di un uomo, vi sono ricordi indelebili che lasciano traccia, come una cicatrice, che risorge non appena l’epidermide rimane a contatto con il sole e questo vissuto rivive e lascia un po’ di rammarico, ma principalmente un segno positivo. Tempo fa, conversando con alcune persone, è riaffiorato nella mia mente il ricordo di un’esperienza passata. Si parlava di libri, di lettura e il mio ricordo è andato a quando, con Roberta, la mia ex fidanzata eravamo andati a vivere insieme a Jesolo, la città balneare che molti conoscono. C’eravamo andati d’inverno, quando il vento e la nebbia la fanno da padroni, dove la ressa estiva non c’è, molte attività sono chiuse e trovi solo chi vive e lavora tutto l’anno. Ad entrambi piaceva il mare d’inverno, dove l’isolamento dava spazio alla riflessione e il frastuono del vento e delle onde gli erano compagne. Dopo qualche tempo, anche in una città balneare si riesce a vivere un’atmosfera più conviviale e questo succede quando si conosce il giornalaio, che si ricorda di lasciarti la copia del tuo quotidiano preferito, il titolare del market, che ha la funzione di panettiere, fruttivendolo, macellaio e così via. A me e Roberta piaceva vivere in questo luogo, ma soprattutto ci accomunava l’interesse per la lettura, forse non tanto per gli argomenti trattati, ma per la condivisione ed il confronto che nasceva tra noi rispetto a ciò che attingevamo dai libri; questo confronto avveniva solitamente la sera quando invece di guardare la tv, leggevamo. Leggi il seguito di questo post »


Il mio cane

luglio 29, 2016

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Responsabilità, che parolone! Pensando a questa mi balza subito in mente qualcosa che mi prefiggo di fare, qualcosa che mi dicono di fare perché hanno fiducia in me. Mi viene, poi, da interpretarla ad ampio raggio, cioè le varie responsabilità, piccole e grandi, che ogni giorno ci si presentano davanti, come ad esempio portare fuori il cane, tagliare l’erba, andare a lavoro ecc. Piccole o grandi che siano, queste hanno un denominatore comune, cioè quello di portare a termine le cose più disparate, responsabilmente e sempre al meglio. Io con le mie responsabilità ho sempre avuto dei grossi problemi: più che altro di accettazione oppure per non avere la costanza di portarle a termine positivamente. Ce n’è stata una che però sono riuscito a portare avanti, secondo me, in modo soddisfacente. Circa 7 anni fa ho deciso di adottare un cane. Sono andato in un canile e dopo aver visto parecchi cani che potevano essere validi per quel che cercavo, ho visto in una gabbia, assieme ad altri due cani, un cagnolino, un meticcio, che mi guardava con due occhioni grandi che esprimevano bontà e dolcezza, e da quel momento non ho avuto più dubbi. Ho chiamato subito uno dei lavoranti del canile e ho chiesto informazioni su quel cagnolino ai miei occhi tanto dolce. Si chiamava Gastone, aveva ormai 10 anni ma non me ne importava, io volevo lui, e fu così che io e mia madre abbiamo portato a casa un cagnolino che aveva passato tutta la sua vita in canile, e io in quel momento ho giurato a me stesso che mi sarei preso cura di lui. Leggi il seguito di questo post »


Responsabilità

luglio 21, 2016

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L’assunzione di responsabilità o meno è una caratteristica intrinseca nell’uomo. Spesso è difficile fare una scelta, un po’ per paura, un po’ perché non si è maturi per decidere. Nella mia lunga vita, spesso, ho dovuto decidere e assumere delle responsabilità che spettavano ad altri. La prima che mi viene in mente è aver dovuto decidere in brevissimo tempo sulla vita di una persona. Era mia zia, la zia che mi ha cresciuto come un figlio dopo la morte di mia mamma, avvenuta quando io avevo solo cinque anni. Era la fine del 1984, quando lei fu colpita dal male, un adenocarcinoma all’utero: lei aveva 68 anni e mio zio, suo marito, era come inebetito, non sapeva nemmeno più parlare, né cosa fare. Da buon figlio, anche se acquisito, mi presi la responsabilità delle azioni che avremmo dovuto intraprendere. Avevo 30 anni e andai a chiedere consigli ad alcuni ginecologi, tra i quali un amico con il quale ho condiviso le scuole superiori e un anno di università a medicina.
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